A Montegrino sulle tracce di Giuseppe Carnovali detto il Piccio

Le valli del Luinese hanno dato i natali a tanti personaggi famosi, nel mondo della cultura e dell’arte, tra cui il pittore scapigliato Giuseppe Carnovali (o Cornovali) detto “il Piccio” (1804-1873), che nacque nel piccolo paese di Montegrino Valtravaglia a poca distanza da Luino.  Ma cosa è rimasto, del pittore, in questo piccolo borgo del Varesotto? Scopritelo con noi!

Seguendo un po’ il destino di altri conterranei (come il cuoco di Dumenza, Bartoloneo Scappi, o Bernardino Luini, sempre di Dumenza),  il Piccio non tornò però mai nel posto dove era nato, e visse per la maggior parte dei suoi anni, dopo aver viaggiato in Italia Svizzera e Francia, a Milano, dove entrò in contatto con gli esponenti della scuola romantica (tra cui Hayez) e scapigliata (tra cui Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni), presso i quali si conquistò ammirazione e stima per l’originalità della sua pittura.

Il Piccio fu un personaggio davvero singolare, il cui carattere così come la sua produzione pittorica, non si riescono a inquadrare entro una definizione precisa, tanta è l’originalità, l’inventiva e la pluralità di influenze e stili che lo contraddistinguono. Ma, chi ha letto almeno un romanzo di Piero Chiara, non si stupisce della “stramberia” di un certo tipo di “laghèe”!

I critici d’arte sono i primi a non riuscire a inquadrarlo in una “categoria” precisa: spesso, per motivi cronologici, viene inserito nella Scapigliatura milanese, sia perché ne frequentava i salotti e sia perché, per certi versi, ne ricalca le poetiche e le ispirazioni.

Il Piccio però rimane anche fortemente “classico” e legato ad un tipo di pittura tonale, con evidenti influenze dei maestri veneziani (Tiepolo, Guardi), aspetto che lo differenzia dai suoi colleghi artisti, che invece guardavano a Parigi e a ciò che di nuovo, o ricercato, arrivava da lì.

Il Carnovali visse a Montegrino solo fino all’età di 8 anni, dopo con tutta la famiglia si trasferì in provincia di Bergamo. I genitori, accorgendosi del talento naturale del figlio, non ebbero dubbi nel fargli frequentare l’Accademia Carrara (presso il pittore neoclassico Giuseppe Diotti) in modo da affinare le sue doti artistiche.

Divenne un ritrattista e un paesaggista piuttosto affermato presso l’aristocrazia milanese, per l’eccellenza del suo disegno e del suo tocco cromatico, anche se non sbarcò mai il lunario per via del suo essere “troppo antico” per alcuni e “troppo moderno” per altri, o forse anche per il carattere un po’ lunatico e “strambo” che gli faceva fare e dire cose che non piacevano a tutti.

Anche le cause della sua morte appaiono strane…

Giovanni Carnovali morì il 5 luglio 1873, per un malore, mentre stava nuotando nel Po. La leggenda popolare racconta che il Piccio era solito, d’estate, bagnarsi nel Po, avendo prima adagiato i suoi vestiti in un grosso ombrello da carrettiere che, capovolto, galleggiava sull’acqua. Il pittore affidava dunque l’ombrello e se stesso alle correnti del fiume. Si narra che il giorno della sua morte sia stato ritrovato il suo ombrello, ma non il suo corpo (fonte Wikipedia).

Oggi, chi volesse ripercorrere le orme del pittore a Montegrino, può fare un salto nella piazza centrale del paese, a lui intitolata, dove si trova un monumento bronzeo a lui dedicato, realizzato da Egidio Giovanola, e la casa natale – la si riconosce per la presenza di una targa commemorativa.

All’interno del Comune è allestita e visibile al pubblico una piccola mostra permanente, realizzata con le riproduzioni di alcuni suoi disegni di carattere agreste e di molti dipinti che lo hanno reso celebre. Ecco le foto!

Giuseppe Carnovali Piccio Montegrino