Altro mattone del Metaverso: gli avatar trimensionali

Immaginate di poter creare il vostro alter ego digitale personalizzando outfit, acconciatura, tratti somatici e molto altro, e con questo presentarvi al mondo digitale come ad esempio in una storia di Instagram. Ecco, questo ha annunciato Mark Zuckerberg proprio ieri, mettendo quindi un altro passo avanti verso la definizione di quel metaverso di cui tanto si parla. Ecco le altre novità in arrivo.

Un altro passo in direzione metaverso (per saperne di più: Cos’è il metaverso?): proprio ieri Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha comunicato un aggiornamento in fatto di avatar per tutte le piattaforme di Meta, ovvero Facebook, Instagram e Messenger. Inizialmente solo per Stati Uniti, Canada e Messico ma, seguendo una prassi sempre confermata nei fatti, non tarderanno molto ad arrivare anche da noi. Cerchiamo di capire perché è importante, che piaccia o meno, prima di entrare nel merito specifico delle novità.

Al metaverso si arriverà per gradi ma un elemento molto importante sarà l’avatar.

Si tratta di una parola in sanscrito e di origine induista, non a caso molto sensibile al tema dell’incarnazione e della reincarnazione. La traduzione di avatar è infatti “incarnazione”, sebbene nel linguaggio moderno indichi la rappresentazione di sé da mostrare al mondo nelle piattaforme digitali. Esempi? L’immagine profilo che abbiamo in Facebook o Instagram è il nostro avatar, sebbene da oltre un anno su queste piattaforme è possibile andare un po’ oltre.

Esempi di avatar app Facebook
Ecco alcuni esempi di avatar nella app Facebook

Vi sarà capitato di vedere immagini del profilo di amici (avatar, quindi) che assomigliano un po’ a personaggi di cartoni animati. Ecco, nella app sul telefono di Facebook è possibile crearne una, scegliendo non solo i tratti somatici (l’enorme margine di configurazione permette di raggiungere risultati sorprendenti), ma anche l’outfit, acconciatura e accessori.

Se vi interessa, vi si accede attraverso le opzioni nella vostra pagina personale iniziale (tre righette in alto a destra), per poi fare click su “Altro”. Questo è possibile già da un anno e mezzo.

Questo è l’avatar che Diana Agostinelli aveva creato per se’ qualche tempo fa. Già che c’era, si è fatta un po’ più magra 😉

I nuovi avatar sono tridimensionali!

Freschi di presentazione, sono in arrivo anche da noi, saranno una versione molto più sofisticata e non solo per aver ampliato ulteriormente le possibilità di personalizzazione, ma anche e soprattutto perché saranno disponibili anche nelle storie di Instagram, nei messaggi diretti e, ovviamente, nel Metaverso (inteso come universo digitale in senso generale che verrà). Non più quindi una mera e semplice alternativa alla foto profilo.

Già dall’introduzione, sarà possibile interagire in un metaverso ancora in fase embrionale con altri utenti, a patto che tutti indossino il visore per la realtà virtuale Oculus Quest (su Amazon, il modello da 128GB costa 349€). Un obiettivo a medio termine, secondo Mark Zuckerberg, sarà quello di avere avatar sempre più fotorealistici, anche se la questione non è così importante. L’enorme successo di videogiochi come Minecraft e Fortnite, con grafica minimale e anni ’90, ci hanno insegnato che l’aderenza alla realtà non è affatto un elemento fondamentale per miliardi di utenti, molto più attratti dalla community e dalla possibilità di fare cose alternative al gioco in sé.

Ne sapremo di più a breve: nei prossimi giorni verranno forniti alcuni dati importanti sulla divisione Reality Labs, che in Meta si occupa appunti di realtà aumentata, virtuale e metaverso. L’annuncio di Mark Zuckerberg arriva a poca distanza temporale dall’inizio della Settimana della Moda di Milano, una delle quattro big four (le altre si tengono a Londra, New York e Parigi). Abbiamo già avuto diversi assaggi di come il mondo della moda stia già muovendo i propri passi, con grande successo, nell’abbigliamento digitale (segnatevi questa parola: dematerializzazione). Il metaverso è visto come il prossimo grande passo da fare (ne abbiamo già parlato nell’articolo sui nuovi codici espressivi di Fendi).