Arcumeggia - Sante Monachesi - Trionfo di Gea

Arcumeggia il borgo dipinto: atmosfere anni ’50

Chi passa dalla provinciale 394 di Casalzuigno, in provincia di Varese, non può non vedere il grande cartello che invita a visitare la frazione Arcumeggia, la “Galleria aperta dell’affresco”. 

Video di Arcumeggia con musica di Jan Laurenz – commento di Diana Agostinelli


Si tratta di una presentazione impegnativa, che può anche intimidire il turista che non conosce la storia dell’arte. In realtà ad Arcumeggia bisogna andarci per fare un salto indietro nel tempo, nell’Italia degli anni ’50 o giù di lì. Ed allora, nel sapere con quali occhi dover guardarsi intorno, il turista non rimarrà affatto deluso ma apprezzerà appieno la semplicità del paese, il verde dei boschi che lo circondano, le strade strette e zeppe di figure e colori che raccontano storie diverse in tanti modi diversi, l’atmosfera di altri tempi che aleggia sull’abitato.

Perché Arcumeggia simboleggia, prima di tutto, e soprattutto agli occhi di noi contemporanei, la difesa di un ideale civile. E di questi tempi in cui gli italiani fanno fatica ad avere fiducia nelle istituzioni e nella loro classe politica, sapere che c’è stato un tempo in cui i progetti pubblici venivano realizzati in pochi mesi, ed avevano anche successo, fa (bene) sperare nel futuro.
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Perché ideali civili…perché Arcumeggia non sarebbe quello che è diventato se non ci fosse stato l’impegno in prima fila di un ente pubblico e dei cittadini. Arcumeggia è diventata famosa per essere stata uno dei primi borghi dipinti in Italia, su iniziativa dell’allora Ente Provinciale del Turismo, capeggiato dal direttore Manlio Raffo e dal presidente Mario Beretta, che in pochi mesi promossero l’iniziativa “Pittori in vacanza”. Con questo claim riuscirono a convincere molti artisti di importanza nazionale a visitare Arcumeggia e soggiornarvi per tutto il tempo utile ad affrescarne le pareti.

A rispondere all’invito furono, tra gli altri: Achille Funi, Eugenio Tomiolo, Gianfilippo Usellini, Francesco Menzio, Fiorenzo Tomea, Giovanni Brancaccio, Enzo Morelli, Bruno Saetti e Ferruccio Ferrazzi.

L’iniziativa proseguì per molti anni con successo, tanto che gli abitanti locali prestarono volentieri la loro opera per la costruzione della “Casa del Pittore”, proprio in cima al paese, per dare ospitalità a tutti gli artisti interessati. Ed infatti non disdegnarono una vacanza “lavorativa” sul posto nemmeno Aligi Sassu, Remo Brindisi, Giuseppe Migneco, Gianni Dova, Aldo Carpi e Umberto Faini, nonché pittori locali quali Innocente Salvini, Antonio Pedretti e Albino Reggiori. Nell’estate del 1960 fece visita al borgo anche Marcello Mastroianni, in compagnia di Manlio Raffo e Remo Brindisi!
Chi sale fin lassù (567 m s.l.m.) , potrà vedere centinaia di affreschi che rappresentano scene di vita popolare, personaggi religiosi, abitanti del paese e mestieri tipici locali. Pur tenendo presente che si tratta di lavori eseguiti su commissione in brevissimo tempo, spesso semplici riproduzioni di soggetti già affrontati, l’insieme è potente ed evocativo ancora a distanza di anni, come se il messaggio di base non fosse in realtà mai invecchiato: l’amore per il lavoro e per la famiglia, il senso della preghiera e della vita semplice che più avvicina a Dio, la vicinanza dell’arte al popolo.
Piero Chiara ha scritto un bellissimo testo su Arcumeggia, pubblicato anche sul sito di Eugenio Tomiolo, di cui voglio riportare un passaggio particolarmente significativo:

Andare oggi ad Arcumeggia vuol dire voltare le spalle per alcune ore alla febbre della circolazione automobilistica, alla vita convulsa delle città dove non è più possibile soffermarsi a guardare una chiesa o un palazzo; vuol dire ritornare nella pace antica di un ameno villaggio fra i monti, dove con occhio calmo e riposato è facile prendere un contatto indisturbato col messaggio che alcuni fra gli artisti più eminenti del nostro tempo sono venuti a collocare fuori dalla vicenda commerciale e dalla stessa eterna polemica sulle forme dell’arte, per iniziare un discorso sereno col pubblico più vasto, che fu sempre il pubblico naturale dei grandi pittori di muraglie del passato, dai tempi in cui «Les cloitres anciens sur leur grandes murailles / étalaient en tableaux la sainte verité», fìno a quando gli affreschi adornarono le ville di delizia, le dimore principesche e, nelle versioni popolari, le Vie Crucis, i sacri monti, le solitarie edicole tra i campi o lungo le salite dei monti. Arcumeggia è quindi non solo un ritorno e una ripresa della tradizione artistica lombarda, ma anche la celebrazione del popolo delle Prealpi, per secoli operoso in ogni parte d’Europa (Piero Chiara).

Per saperne di più, qui ci sono le schede degli affreschi di Arcumeggia di Montanari, Morelli, Saetti, Tomea, Tomiolo, Usellini, Ferrazzi e Brancaccio

Qui invece ci sono le schede dei lavori di Funi, Brindisi, Sassu, Migneco, Carpi e Monachesi.

Passeggiata per i paesi | Comune di Casalzuigno (VA) – fraz. Arcumeggia
Durata: circa 1 h
Lunghezza: circa 0,5 km
Difficoltà: nessuna – la strada per arrivare ad Arcumeggia è piuttosto stretta, prestare attenzione

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