Bernardino Luini e figli: gli artefici della Sistina di Milano

Anche Milano ha la sua “Cappella Sistina”, nella Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore in via Magenta. L’artefice della grande opera d’arte è Bernardino Luini, coadiuvato dai figli e dai pittori della sua bottega, ma ci sono anche le firme di Simone Peterzano maestro di Caravaggio, Boltraffio e Francesco Foppa. Nel ciclo di affreschi – 4 mila metri quadrati di affreschi – lo spettatore più attento può notare dettagli di rara bellezza…ecco quali!

Evocare il nome di Bernardino Luini significa fare riferimento alla pittura cinquecentesca lombarda, caratterizzata da un delicato naturalismo di scuola leonardesca unito ad un’impaginazione spaziale di stampo rinascimentale e più specificamente bramantesca. Bernardino Luini (nato a Dumenza vicino Luino sul Lago Maggiore) era un pittore molto apprezzato e richiesto dalla nobiltà milanese del tempo, perché in grado di mettere d’accordo equilibrio e decorazione, austerità ed espressività.

►Guarda tutte le foto scattate nella Chiesa di San Maurizio a Milano. Ci sono dei dettagli che rendono la visita unica e irripetibile!

Come si vede bene dalle tele e dagli affreschi realizzati in questa chiesa, nelle sue rappresentazioni di scene sacre emerge chiara l’intenzione di  rendere universali gli episodi “senza tempo” della Bibbia sfruttando la gamma infinita delle espressioni e dei gesti delle figure umane, ma contestualizzandoli vestendo quelle stesse figure con gli abiti e i copricapi che andavano più di moda in quegli anni.
A ben notare, le sante e le monache ivi dipinte sono tutte donne bellissime, autentica gioia per gli occhi, così come gli angeli paffuti che armeggiano con gli strumenti della Passione quasi fossero giocattoli, senza nessun tipo di sconvolgimento emotivo che possa turbare il loro animo e quello degli spettatori astanti.

La chiesa ha la particolarità di essere divisa in due parti: una parte, destinata alla celebrazione della Messa da parte di tutti, e una parte invece destinata ad accogliere le monache di clausura, dunque chiusa al pubblico. Oggi, grazie ai bravi volontari del Touring Club, la Chiesa può essere visitata integralmente e gratuitamente: resta inteso che un’offerta per finanziare i restauri e le iniziative dell’Associazione è più che gradita!

La chiesa si trova su via Magenta e ha una facciata piuttosto anonima, realizzata interamente in pietra grigia di Ornavasso su progetto di Francesco Pirovano (1574), ma è una volta entrati che si ha la certezza di essere davanti a un’impresa artistica di portata straordinaria.

Il progetto di realizzare un importante edificio di culto, il più vasto e antico cenobio femminile di Milano
abitato da monache benedettine, fu portato avanti a partire dagli inizi del Cinquecento da diverse famiglie gentilizie di Milano, prima fra tutte la famiglia Bentivoglio, vicina agli Sforza. I promotori più importanti furono Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza, che avevano destinato ai voti 4 loro figlie. Le cappelle affrescate sono state tutte commissionate da altolocate famiglie milanesi.

Nella Cappella di Santa Caterina di Alessandria (1530), il Luini dipinge una Flagellazione molto più composta di quella rappresentata, quindici anni prima, nella chiesa di San Giorgio a Palazzo

Si tratta della cappella interamente progettata e realizzata da Bernardino Luini per conto di Francesco Besozzi, zio di Ippolita Sforza (sarà un caso, ma l’Eremo di Leggiuno, dedicato sempre a Santa Caterina di Alessandria, fu fondato da  un altro Besozzi chiamato Alberto!).
Al centro campeggia la scena della Flagellazione di Cristo, con una monumentale colonna dorica a fare da protagonista nella scena, mentre sulla sinistra c’è il committente protetto da Santa Caterina e a destra San Lorenzo. Completano la parete in alto la Negazione di Pietro e l’Incontro della Vergine con Giovanni.

Sulle pareti laterali vi sono le Storie di santa Caterina: Caterina salvata dal supplizio della ruota per l’intervento di un angelo, e a destra la scena della Decapitazione. Nella Decapitazione, nella santa Caterina avvolta in una lussuosa veste dorata, secondo la tradizione si identifica il ritratto della dissoluta contessa di Challant, giudicata colpevole dell’omicidio del suo amante Ardizzino Valperga e decapitata nel castello sforzesco nel 1526. Così scrive Matteo Bandello nelle sue Novelle:
«Così la misera fu decapitata. E questo fin ebbe ella de le sue sfrenate voglie. E chi bramasse di veder il volto suo ritratto dal vivo, vada ne la chiesa del Monistero maggiore, e lá dentro la vedrá dipinta.»
(Matteo Bandello, Novelle, Parte I, Novella IV)

Tra unicorni e angioletti, gli affreschi dell’Aula  delle Monache sono un inno alla gioia e alla bellezza della vita.

L’operato di Bernardino Luini e della sua bottega è visibile anche nell’Aula delle Monache, a livello della parete del tramezzo, nella parte inferiore, con scene della Passione di Cristo. In particolare, da destra a sinistra, sono rappresentate: Orazione di Cristo nell’Orto, Ecco Homo, Ascesa al Calvario, Deposizione dalla Croce, Sepoltura di Cristo e Resurrezione.


Accanto a graziose figure di santi e angioletti, sono ben riconoscibili dei personaggi contemporanei rappresentati con gli abiti dell’epoca.
L’apporto dei figli, in epoca più tarda (seconda metà del Cinquecento) è evidente nelle scene dipinte sulla parete di fondo. Degne di nota sono le Storie dell’arca di Noè dipinte da Aurelio Luini, dove si può vedere, tra gli altri animali, anche…una coppia di unicorni!