San Pietro di Gemonio, incanto romanico nella Valcuvia

Anche l’automobilista più distratto non può non notare, percorrendo la strada che da Besozzo porta a Cittiglio, l’alta silhouette grigia del campanile di San Pietro. Una linea che dal verde dei prati punta dritta verso il cielo e riesce ad abbellire la via pur trafficata e puntellata di moderni centri commerciali.

La Chiesa di San Pietro a Gemonio è presente su tutti i libri di architettura romanica del Varesotto, perché ancora oggi presenta quasi intatta la sua struttura originaria, sia nell’impianto di base che nel campanile disposto al suo fianco.

Il complesso monumentale è preceduto da un filare di alberi che ne accresce l’importanza e la sacralità e si completa con la presenza, nello slargo antistante, delle cappelle della via Crucis decorate internamente con le terracotte di Albino Reggiori.

I materiali utilizzati per la costruzione del campanile sono ciottoli di fiume, graniti, pietre calcaree, tutto ciò che di consistente poteva essere recuperato dalle morene dei dintorni: con questo materiale di recupero è stato realizzato il campanile, avendo cura di ingentilirlo con la presenza di monofore collocate entro specchiature e ritmate da cornici orizzontali di archetti pensili. Le finestre sono una per lato, e diventano più grandi mano a mano che l’altezza aumenta. Le monofore ai piani superiori hanno una linea fungata che si riscontra in altri campanili delle zone circostanti.


Un analogo intento decorativo nell’uso del cotto alternato alla pietra si riscontra nella vicina San Donato di Sesto Calende.
Gli studiosi Cassanelli e Piva scrivono:

Si può ritenere che il Varesotto sia stata una delle aree più importanti per l’elaborazione di uno specifico schema di campanile, snello e compatto, diffusosi poi in altre regioni alpine: nel Comasco (S. Agata di Moltrasio), nel Novarese (S. Brizio di Vagna), nel Ticinese (S. Lorenzo di Clavo) etc. È da questo tipo, in ultima analisi, che discendono i più monumentali esemplari della regione: le svettanti torri di Taino e del S. Vittore di Arcisate, i possenti campanili della Valtravaglia, di Nasca e Domo, a cui va aggiunto quello del cimitero di Germignaga, e infine i due campanili di S. Alessandro ad Angera e di Corgeno, sul lago di Comabbio, simili anche nel registro inferiore a doppia specchiatura con archetti pensili binati.

L’altra particolarità della Chiesa è quella di avere due navate absidate al posto di una sola.

Questo sicuramente è dovuto al fatto che la chiesa, progettata originariamente a una navata, venne ben presto modificata e ingrandita. Tra la fondazione e il rifacimento la datazione è comunque antica: si parla di VIII-X secolo. Attorno al Quattrocento si aggiunse, alle due esistenti, una terza navata, separata da quella centrale per mezzo di ampie arcate.

Considerevole è anche l’altare a blocco con eleganti decorazioni medievali a monocromo in rosso, come pure gli affreschi quattrocenteschi e il soffitto a capriate.

La Chiesa è aperta  la domenica mattina per la funzione religiosa, in occasioni speciali e anche in settimana durante il periodo natalizio, perché sede di un bel presepe artistico che attira visitatori da tutta la provincia.

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Esempi di arte romanica pressoché intatti sono quelli rappresentati dalla Chiesa di S. Caterina del Sasso a Leggiuno, dei Ss. Defendente e Simpliciano a Leggiuno, di San Pietro e Paolo a Brebbia,  di San Pietro a Gemonio, di San Clemente sul Monte Sangiano, di S. Giorgio a Sarigo – Castelveccana, di S. Vittore a Brezzo di Bedero, di S. Agostino a Caravate e dell’Abbazia di San Donato a Sesto Calende.