Chiesa di Santo Stefano a Bizzozero, sacra “macchina del tempo”

Se è vero che ogni chiesa racconta una storia, ci sono chiese in grado di raccontarne parecchie, tra loro concatenate e interdipendenti. E’ il caso di Santo Stefano a Bizzozero, con affreschi che ripropongono gli stessi soggetti a distanza di secoli l’uno dall’altro.

Chiesa di Santo Stefano a Bizzozero

In terra varesina ci sono molte chiese di antica fondazione che, per opera dei fedeli, sono ancora agibili, luoghi accoglienti a disposizione di ogni moderno pellegrino, pronte a raccontare le storie  della Bibbia ed insieme quelle degli uomini che le hanno rappresentate. E’ il caso della Chiesa di Santo Stefano a Bizzozero, che si è salvata dall’incuria del tempo grazie alla laboriosità, all’affetto ed alla fede della gente comune, come raccontato nel libro di Giuseppe Terziroli “ L’itinerario della fede – Sacralità e arte in Santo Stefano”.
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Romanico e non solo nella piccola chiesa vicino a Varese

Nel visitarla, il credente sarà più sensibile al messaggio cristiano che trapela dalle immagini, il laico sarà forse più attento a decifrarne lo stile e la maniera, ma in ogni caso la funzione della Chiesa, quella di accogliere tra le sue braccia l’uomo figlio di Dio, si sarà perpetuata. Il tempio dedicato al santo protomartire è un bell’esempio di arte romanica con le pareti, l’abside ed il campanile realizzati in ciottoli di fiume ed elementi di reimpiego (pietre angolari romane, resti di lapidi, ecc.), con nastri decorativi di archetti ciechi così tipici delle nostre zone (ad esempio nell’abbazia di San Donato a Sesto Calende o nella Canonica di Brezzo di Bedero). Le fondamenta sono ancora più antiche, di età paleocristiana se non addirittura pagana . L’aspetto più interessante è però dato dalla presenza di affreschi romanici, alcuni ancora ben leggibili. Risalgono all’anno Mille, ed i più vividi e mossi sono stati realizzati sull’altare in pietra, con le effigi di due Santi Vescovi,  uno quasi sicuramente Sant’Ambrogio. Le lumeggiature dei panneggi, i contorni marcati , la postura rigidamente frontale e l’assenza di taluni attributi iconografici, che sarebbero divenuti frequenti pochi anni dopo, fanno risalire la datazione di questi affreschi all’età ottoniana.

Gli stessi soggetti sono stati ritratti più volte nel corso di diverse epoche, e così un confronto tra i diversi stili si può fare sul posto

Il tempo in questa piccola chiesetta ha lasciato tracce di altre epoche, pur tornando spesso nell’affrontare gli stessi soggetti: la Madonna, Santo Stefano e Sant’Ambrogio insieme altri altri Padri della Chiesa.

Ci sono diverse Madonne votive in Trono con in braccio il Bambino, mentre c’è una sola Madonna nel gesto di allattare a seno nudo. Si indaga ancora sulle ragioni della scelta di un tema iconografico così raro qui da noi, quello della Madonna del Latte, tema tipicamente nordico. Un ciborio aggiunto nel tardo Quattrocento contribuisce a rendere ancora più particolare la navata della chiesa. Al suo interno ricompare Sant’Ambrogio insieme agli altri tre Padri della Chiesa, negli intradossi decine di Profeti e Sibille rinascimentali (opera di Galdino da Varese) sfoggiano vestiti e copricapi di alta moda, mentre esternamente è visibile una scena dell’Annunciazione molto ricca nei dettagli d’arredo.

Bruno Ravasi è un personaggio chiave della cultura varesina

La pavimentazione e la copertura di ingresso, moderne, sono opera dell’architetto Bruno Ravasi, che provvide al restauro dell’edificio negli anni ’70.

Informazioni: La chiesa di Santo Stefano è aperta tutte le domeniche per la celebrazione della Messa alle ore 10.00. Su richiesta è possibile effettuare visite guidate gratuite.

Fonte: L’itinerario della fede – Sacralità e arte in Santo Stefano, di Giuseppe Terziroli, 2010, Ed. Macchione Varese.