Fonte e Cappella di San Gemolo a Ganna, tra leggenda e realtà

Nei pressi della Badia di Ganna, c’è un sentiero del Parco del Campo dei Fiori che porta alla Fonte e alla Cappella di San Gemolo. La leggenda tramanda che dalla Fonte sgorghi ancora oggi acqua che, per il sangue versato dal santo martire, rende rosse le pietre del posto. La Cappella ha origini antiche ma l’ultimo restauro, così come il mosaico presente su una parete esterna, risale agli anni ’60.

Oltrepassata la Badia, sulla sinistra si trova subito la segnaletica del Parco Campo dei Fiori che indica la presenza del sentiero n. 15. La strada è sterrata ma pianeggiante, almeno fino al punto dove si trova la Fonte, e facilmente percorribile da tutti (ma si consigliano scarpe chiuse e comode). Dopo poche centinaia di metri si trova un caratteristico ponte in legno sul Rio Pralugano. Si tratta dell’emissario della palude e torbiera di Pralugano che si può raggiungere passando oltre la Fonte, proseguendo sul sentiero di destra, che porta al Monte Martica e a Brinzio.
Se oggi noi possiamo camminare in questi boschi (che in passato comprendevano diverse zone agricole), rimanendo con i piedi all’asciutto, il merito lo dobbiamo ai monaci benedettini della Badia che nel Medioevo si industriarono per bonificare la zona e togliere l’acqua della palude attraverso un sistema di canali e di deviazioni.
Passato il ponte, sulla sinistra si trova la segnaletica che informa che ci troviamo sul “Sentiero del Giubileo” e che siamo arrivato nella Riserva Naturale Orientata del Lago di Ganna.
Qui esiste un’area pic nic con tavoli e panchine e si può fare visita alla Fonte e alla vicina Cappella di San Gemolo.

Le pietre della Fonte di San Gemolo erano considerate “sante”

La Fonte è sempre stata meta di pellegrinaggi, essendo il posto dove si narra abbia avuto luogo il martirio di San Gemolo (se non sai la storia te la raccontiamo noi). I sassi, che ancora oggi sono rossi (perchè sono porfidi così come tutta la pietra dei dintorni), una volta venivano raccolti e considerati come delle reliquie; si narra che lo stesso Carlo Borromeo, durante una visita pastorale, ne abbia raccolti alcuni per motivi devozionali.

Vicino alla Cappella si vedono un’altra Fonte e un bel mosaico di San Gemolo

La Cappella (visibile tra l’altro anche da chi percorre in auto la strada statale), dista circa 2 km dalla Badia e a poche centinaia di metri dalla Fonte. La facciata non è rivolta alla strada ma al prato interno, dove è presente, sotto un pozzetto, un’altra piccola fonte. Ai tempi dell’edificazione della Cappella si era gridato al miracolo per l’apparire di questa seconda fonte d’acqua “miracolosa” e si era sparsa la voce che fosse stata la testa di San Gemolo, cadendo, a farla scaturire dal nulla.
A noi oggi può fare sorridere la cosa, ma se pensiamo che un tempo queste riserve d’acqua erano preziosissime in caso di siccità, ed erano meta di vere e proprie processioni che si concludevano con la raccolta di tale acqua da utilizzare per le colture, comprendiamo bene che in effetti le sorgenti naturali di questo tipo erano preziose sotto tutti i punti di vista. La Cappella ha origini antichissime ma negli anni ’60 è stata restaurata riportandola alle forme originali. Il mosaico sulla parete rivolta alla strada riproduce San Gemolo a cavallo, con la testa in mano ed è stato realizzato nel 1964 dal pittore Carlo Cocquio di Cantello (1899-1983).

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