La poesia negli scatti di Alessandro Bordin

La perfezione è la qualità più evidente dei lavori di Alessandro Bordin, ma non è certamente l’unica…

 

La poesia negli scatti di Alessandro Bordin

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La tecnica rigorosa in termini di inquadratura, luci e colori la si può considerare non come un traguardo ma un punto di partenza. Quello inevitabile, oggi, dove attraverso internet e televisori sono messi in circolo messaggi studiati a tavolino dai professionisti dell’immagine.

Alessandro è abituato all’estetica che gli viene proposta dal mercato, perché non è solo un consumatore passivo, come tutti quanti noi, ma anche un “produttore” attivo. Di mestiere fa il giornalista, conosce la tecnica della comunicazione e la padroneggia per realizzare egli stesso messaggi mirati. Nulla è lasciato al caso nel settore dei media, dove lo stile e la regola sono un biglietto da visita importante in termini di credibilità.

Quando fotografa, Alessandro parte dall’eccellenza del professionista ma poi decide di perdersi. Volutamente. Come da bambini, quando si fanno le giravolte per sentirsi vorticare la testa ed avere la sensazione di cadere.

Senza ricordi né giudizi, con gli occhi spalancati verso ciò che senza filtri può acquistare un nuovo significato.

Si tratta di una sfida che aspetta tutti noi, figli di questo terzo millennio così impalpabile perché sempre più virtuale e pixelato: varcare la soglia del visibile con una percezione nuova e più profonda delle cose. Dal reale al virtuale al reale aumentato fino ad arrivare ad un reale autentico. La civiltà è stata così intelligente da arrivare a riprodurre, artificialmente, tutti e cinque i sensi comuni, ma manca qualcosa ancora, ancora il sesto senso rimane qualcosa di inafferrabile che nessun algoritmo potrà mai riproporre.

Alessandro sembra voler “far parlare” gli elementi tra di loro, li “fa giocare” insieme inventandosi un mondo parallelo: silenziosi e inanimati nella dimensione adulta, diventano re e regine nel regno delle favole. Nei suoi scatti c’è sempre un riscontro tangibile: ogni soggetto è inquadrato nel suo contesto concreto, accidentale, senza aggiungere nessun effetto a posteriori. Eppure la prima reazione, di fronte ad un paesaggio o uno scorcio urbano perfettamente riconoscibile, è di sorpresa, grazie alla presenza di un collegamento invisibile eppure palpabile tra un elemento all’altro, come può essere una striscia di luce, un alone colorato, un’ombra geometrica.

Fotografia di paesaggio che raggiunge l’armonia grazie alla paziente e silente cattura dell’attimo propizio: senza nessuno studio o calcolo a priori ma con una disponibilità nei confronti della realtà circostante che disarma, tanto grande è la forza del suo abbraccio.

 

 

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