Gli alberi di Luciano, nel Parco del Ticino e non solo

Luciano Turrici, guida naturalistica del Parco del Ticino nonché nature blogger, ci parla di alcuni esemplari di alberi maestosi che si possono scorgere nel Parco del Ticino e dintorni…voi li avete già notati?

bagolari-castelnovate

Articolo di Luciano Turrici

Ci sono uomini che non si arrendono.

Affrontano il freddo, la nebbia, la neve, se serve.

Cosa cercano?  Cercano alberi e le storie che gli alberi raccontano.

Uno di questi è sicuramente Tiziano Fratus (anzi forse è il più famoso) ma non è il solo.

“Non ditemi quali monumenti ci sono vicino a casa vostra ma quali alberi” suggerisce Fratus.

Va bene ci provo, ma senza impegno. Perdonate le imprecisioni e le dimenticanze.

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Iniziamo da qui, da Monte S. Giorgio, la montagna dei dinosauri perchè  qui, sul lago Ceresio, tra Italia e Svizzera, sono stati trovati numerosi reperti risalenti al “Triassico” .

Ma qui, si incontrano anche altre cose molto vecchie, per esempio i castagni secolari dell’Alpe di Brusino. (673 m. slm). Ci si arriva dal lago con la funicolare oppure con una comoda carrozzabile e poi a piedi, immersi in boschi di faggio, oppure dalla cima del monte dopo una lunga discesa, attraversando un ponticello in legno.

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I castagni sono lì con il loro tronco scavato e contorto, sembrano vecchi senza denti ma ancora capaci di battute ironiche, sembra che si sorreggano a vicenda come fossero uno il bastone dell’altro.

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Chi è arrivato prima quassù, io  o Fratus. Sembra lui, a giudicare dall’articolo apparso su “La stampa” il 31 gennaio 2014 ma non ha importanza.

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Il castello di Castelnovate è ormai un cumulo di sassi. I Longobardi lo costruirono (probabilmente ampliando un preesistente “castrum” romano) su un alto terrazzo del Ticino lungo la strada del Seprio, che collegava Como a Novara, in corrispondenza di uno dei più importanti guadi sul fiume.

Di verticale sono rimasti solo alcuni brandelli di muro e una torre circolare e dentro alla torre è cresciuto… un bagolaro, anzi di bagolari (Celtis australis) ne sono cresciuti tantissimi, slanciati, con il loro bel tronco grigio metallo, riproducono quella verticalità che davano un tempo le mura scomparse.

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Anzi forse sono stati proprio i Bagolari  (assieme all’incuria dell’uomo) a farle scomparire infatti, a causa del lavoro delle sue radici questo albero è soprannominato “Spaccasassi”.

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Di loro i più conoscono solo le bellissime chiome. Sono due Sofore (Sophora japonica) dentro al parco di Villa Porro, una ex abitazione nobiliare nel centro storico di Lonate Pozzolo, aperta al pubblico sono in particolari occasioni.

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Dallo “stato delle anime” del 1574  la villa risulta far parte delle vaste proprietà della famiglia Della Croce; passò in seguito alla famiglia Porro come si ricava dal catasto di Maria Teresa dove la proprietà è ascritta al dottor Porro Ferdinando, unitamente al terreno prospiciente la casa, fino al vicolo di Vertemasso, oggi via Oberdan.

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Queste Sofore non sono gli unici alberi di grandi dimensioni dentro l’abitato ma  di certo i più eleganti forse anche per l’accostamento con il campanile della chiesa di S. Ambrogio che sembrano in prospettiva superare in altezza o forse è il contrasto che affascina: la solidità dei mattoni del campanile quadrato e la leggerezza e allo stesso tempo la sensazione di forza che danno le chiome delle Sofore (anche d’inverno con la neve).

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Lui non c’era la prima volta, e neanche io.

Mi riferisco alla marcia che nel 1506 le “guardie svizzere” intrapresero per andare a Roma a difendere il Papa (Giulio  II) e diventare da quel momento in poi il suo esercito ufficiale.

Ma sicuramente le ha viste 500 anni dopo, quando nel 2006 un manipolo di soldati hanno ripercorso quella via passando proprio da lì, dal Ponte di Castano, dove un ponte in pietra sul Naviglio “vecchio” e un mulino del ‘400 ci dicono come questa località fosse uno snodo importante già in epoca medievale.

Mulino del Ponte di Castano
Mulino del Ponte di Castano
Ponte di Castano
Ponte di Castano

I soldati sono passati e lui li ha visti e li ha pure salutati. Chissà se loro si sono accorti di lui.

Voglio credere di sì. Del resto è difficile non accorgersi di questo grande platano sul ciglio della strada che sovrasta con la sua altezza le cascine e gli orti, le papere e i cigni che da qualche tempo hanno scelto questo luogo come loro dimora.

platano-al-ponte-di-castano

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A Rovasenda (VC) si arriva (o meglio io arrivo) attraversando le risaie e la baraggia piemontese, con la mole del Monte Rosa sullo sfondo.

Passo da paesi dotati tutti di un piccolo castello (Fara, Carpignano, Ghislarengo…) e Rovasenda non è da meno. Con il suo imponente maniero.

l vescovo Liutvardo cede nel 965 ad Aimone conte di Vercelli quella che al tempo era la “silva Rovaxinda”  e nel 1170  Alberto di Rovasenda inizia la costruzione del castello.

I Rovasenda resistono all’avanzata dei Sabaudi alleandosi con i Marchesi del Monferrato  ma alla fine  vengono sconfitti: è il 1413.

Seguono varie vicissitudini e rimaneggiamenti (la torre alta 48 metri venne costruita nel 1459).

Castello di Rovasenda

Ma il castello non sarebbe tale senza i suoi Tigli  (Tilia Cordata  o platyphyllos ) situati nella “corte nobile” . Ci arrivo un giorno di fine ottobre quando le loro foglie in una splendida giornata di sole colorano d’oro il cortile. Danno una sensazione di sicurezza e di calma con la loro ampia chioma…

tigli-castello-rovasenda

e sotto di loro voci di bambini che giocano a rincorrersi.