Guida alla conoscenza del mondo Prada, avanguardia allo stato puro

Prada ha rivoluzionato il mondo di fare moda. E lo ha fatto a partire da Milano, in poco meno di un secolo. Ecco una breve sintesi della storia di un gruppo conosciuto a livello internazionale  che nel bilancio di fine 2021 fa registrare un incremento del 41% rispetto all’esercizio precedente.

Sito ufficiale: https://www.prada.com/

Il gruppo Prada comprende oggi, oltre il brand Prada e Miu Miu, anche i marchi Church’s, Carshoe, Luna Rossa, Pasticceria Marchesi.

Prada nasce a Milano, dall’attività di pelletteria del nonno Mario dell’attuale CEO della holding, Miuccia Prada, nel 1913. Il negozio ha sede nella Galleria Vittorio Emanuele II e ben presto diviene punto di riferimento per gli acquisti delle famiglie altolocate di mezza Europa. Dalla Casa Reale di Savoia, i Prada ottengono il permesso di aggiungere il loro stemma nel proprio marchio.

Nel secondo dopoguerra, l’attività prosegue lungo i suoi binari, ma è negli anni Ottanta che si registra il vero punto di svolta, quando Miuccia decide di produrre anche articoli di abbigliamento (la linea Miu Miu) e di aprire nuovi punti vendita all’estero.

Dai tardi anni Ottanta, Prada parte alla conquista di traguardi sempre più ambiziosi e multisettoriali. Prada non sarà solo moda ma anche architettura, cinema, fotografia, vela, arte.

Le passioni di Miuccia vanno di pari passo con quelle del socio, poi marito, Patrizio Bertelli. Lei è creativa, originale, anticonformista, mentre lui è quello più concreto nella coppia, che riesce a far quadrare i conti, ed anzi, più passa il tempo, a fare lievitare gli utili.

Insieme si completano e riescono a realizzare ogni sogno che hanno nel cassetto, collaborando con i più grandi professionisti per avere il migliore risultato. Sono attenti anche verso le problematiche sociali che li spinge a finanziare diversi progetti di beneficenza e a investire su diversi giovani talenti, in ogni campo, non solo quello artistico.

Nell’immaginario Prada, in ambito fashion, c’è prima di tutto la borsa in Pocono.

Si tratta di una borsa semplicissima, realizzata in uno speciale nylon con effetto seta, usato per i paracaduti militari, brevettato con il nome di Pocono. I primi modelli nascono nel 1978 e vengono identificati da un triangolo rovesciato in metallo ispirato alla chiusura dei bauli del nonno Mario. Il logo diventa presto iconico.

Ma il nome di Prada è associato a eventi prestigiosi e spazi evocativi, a partire già dai nomi.

Pensiamo solo ai suoi Green Store, agli Epicentri, a Luna Rossa.

I posti fondati da Prada, siano essi luoghi espositivi o boutique di abbigliamento, sono spazi raffinati ed evocativi, in ogni parte del globo. I negozi Prada hanno qualcosa di unico, entrarci è ogni volta un’esperienza speciale, perché rende i visitatori potenziali clienti, protagonisti di una storia privilegiata.

Il primo grande negozio di Prada viene progettato dall’architetto Baciocchi e viene chiamato Green Store: la particolare sfumatura di verde che lo contraddistingue, finirà con l’essere chiamata “Verde Prada”, e sarà da modello per altri punti vendita simili in tutto il mondo, chiamati concept store proprio per essere la traduzione spaziale dei canoni estetici del brand.

Ogni Green Store di ogni parte del mondo presenta due costanti: la parete “verde Prada” e un pavimento a scacchi bianchi e neri, prospettici, iconici.

Ma ci sono altre costanti nelle opere architettoniche di Prada, siano essi spazi industriali, uffici o poli logistici. In tutti i casi, vi è l’imperativo assoluto di tutelare le esperienze del passato (che comprendono anche le costruzioni e le tecniche), coniugato al desiderio di mitigare quanto più possibile l’impatto con le preesistenze, valorizzare le aree verdi e ottimizzare l’efficienza energetica. Nei flagship store si va oltre, e si riesce a trasmettere il senso del contemporaneo, con i piedi già nel futuro. Il lavoro eccezionale che fanno Koolhaas e De Meuron, con la creazione degli Epicentri, è considerato una delle massime espressioni dell’architettura contemporanea, aperta al dialogo con le avanguardie della moda.

Leggiamo su Mywhere: La genialità di Koolhaas è di aver capito l’urgenza di passare dalla dimensione “far desiderare x a y”, tipica del tradizionale modo di organizzare gli spazi del commercio, ad un’altra dimensione raffigurabile con l’espressione “fare di y un desiderio di desiderare”. Notate come nella seconda espressione la x sia apparentemente assente. Ma noi sappiamo che lo stato di desiderio in realtà non implica sempre la copresenza dell’oggetto bensì della sua l’ombra capace di attivarne la “spinta”. Uno spazio che costringe il cliente ad un rapporto frontale con l’oggetto, banalizza il desiderio. Occorre ripensare l’organizzazione dello spazio, deviando o ritardando l’aspetto emozionale dell’incontro con l’oggetto moda, per coinvolgere il cliente nell’esperienza che può farlo sentire un “soggetto vero” cioè diviso, ovvero desiderante. Occorre dunque uno spazio che si relazioni con il soggetto, fatto di superfici dialoganti, porose. La stravaganza dell’arte contemporanea, la liquidità percettiva vissuta come sofisticata deriva di immagini, il carattere trasfigurante della contro-tendenza tipica dello stile Prada, ben orchestrate, possono depositare nella mente del consum(attore), post quem, l’idea di una innovazione radicale dello shopping; anche se ogni singolo elemento o concetto, separati, non si differenziano di molto da ciò che altri hanno praticato o teorizzato localmente.

Luna Rossa è un’altra importante sfida vinta da Prada: quella di realizzare una barca a vela interamente italiana e di farla arrivare per la prima volta nella storia di questo sport, alle finali della Coppa America.

Prada è dunque un brand che ha deciso di fare dell’avanguardia e della sperimentazione il suo cavallo di battaglia, e lo dimostra ad ogni collezione di moda, proponendo innovazioni che sono il risultato di un dialogo costante con le altre arti, rileggendo la realtà da un diverso e inedito punto di vista, vestendo donne e uomini della materia delle idee.

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