Creva, Luino - foto di Alessandro Bordin

COS’È L’INSUBRIA


Insubria: un nome antico, tornato alla ribalta solo di recente.
Anche se a noi non interessa fare politica, siccome ci viviamo, dobbiamo ammettere che i venti del secessionismo li sentiamo. Si ascoltano nei discorsi della gente e si vedono nelle cose che nascono e crescono, giorno dopo giorno. Un senso della frontiera vista come ostacolo ma anche come ponte: verso il Nord Europa, verso una mentalità più aperta e più internazionale.
L’Insubria è una zona ricca eppure misteriosa, dove le Alpi, le Prealpi e le tante colline sembrano volere custodire, con una vegetazione lussureggiante, i segreti di uno scrigno pieno di gioielli avvolti nella patina del tempo, quasi dimenticati dai suoi stessi proprietari.
L’Insubria, riservata e riflessiva, non alza mai il tono di voce ma rivendica la sua identità.
Castelli, monti sacri, ville, monasteri e chiese, e tante altre testimonianze architettoniche che ricordano i fasti del passato, non senza una nota di malinconia, tinta del grigio della pietra calcarea dei loro muri.
Boschi, pinete, sentieri sterrati, giardini, vitigni, pascoli, campi, parchi, morene e brughiere, e tante altre variazioni sull’argomento “natura”, declinato in infinite sfumature di verde, di cui godere a pieni polmoni.
Lago Maggiore, Lago di Como, Lago di Lugano, Lago d’Orta, laghi minori, laghetti, stagni, fiumi, cascate, grotte, dove l’acqua blu delle molte piogge scorre fresca e viva a ricordarci come niente può mai rimanere uguale a se stesso, nemmeno volendo.

Che cos’è l’Insubria?

La voce Insubria è diventata “di moda” negli ultimi anni, quando è stata fondata la Regio Insubria (1992), un’associazione transazionale formata dal Canton Ticino e dalle Province di Como, Lecco, Novara, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, che si sono proposte di collaborare attivamente tra di loro per promuovere l’intero territorio. Sempre negli stessi anni sono state istituite l’Università dell’Insubria, con sede a Como e Varese, e l’Università della Svizzera Italiana e la Supsi in Ticino. Simboli certamente di una presa di posizione delle istituzioni, in primo luogo culturale, per la rivendicazione delle proprie specificità locali.
Ci sono particolarità prima di tutto dal punto di vista paesaggistico e climatico: il primo a parlarne è stato il naturalista svizzero A. von Haller, nel XVIII secolo, cominciando a sottolineare questo tipo di differenze tra l’Insubria ed il resto della Svizzera e la Pianura Padana.
L’archeologia d’altro canto testimonia che nella zona a sud delle Alpi, tra il IX ed il IV secolo a.C, si è sviluppata una cultura pre-romana con indubbie influenze celtiche, che gli studiosi indicano con il nome di Cultura di Golasecca. Golasecca è il nome della località dove sono state ritrovate il maggior numero di testimonianze al riguardo: nel 1882 l’abate Giovanni Battista Giani trovava infatti qui una cinquantina di tombe e di oggetti in ceramica e metallo. I centri principali di tale cultura, si è scoperto in seguito, sono stati Sesto Calende-Golasecca-Ticino da una parte, e Como dall’altra.
Il termine Insubria si riallaccia invece, storicamente, alla popolazione celtica degli Insubri, che abitò in queste zone per circa quattro secoli a partire dal V secolo a.C. Tito Livio attribuisce agli Insubres la fondazione di Milano. Nel 194 a.c. i celti furono sconfitti dai Romani e irrimediabilmente i segni della loro cultura autoctona scomparvero.
L’Insubria ha catalizzato dunque l’attenzione delle popolazioni d’Oltralpe sin dall’alba dei tempi, per la relativa facilità delle sue vie d’accesso attraverso i valichi di San Gottardo, San Bernardino e Spluga, e le sue naturali e abbondanti vie di comunicazione quali laghi e fiumi.

Non è dunque esagerato dire che l’Insubria è, ed è sempre stata, il raccordo naturale tra Nord, Centro e Sud Europa, se pensiamo anche che poco più a settentrione si incrociano il Reno, il Rodano ed il Danubio, le più grandi vie interne navigabili del Continente.

 

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