Laghetto di Brinzio, piccolo tesoro da tutelare

Nella Valle della Rasa c’è il laghetto di Brinzio, un vero e proprio tesoro dal punto di vista naturalistico, tanto più che dal 1994 è zona di Riserva Naturale Orientata.

Laghetto di Brinzio

“Controllato a vista” dal Parco del Campo dei Fiori, per via della sua fragilità ambientale, è un posto interessante per picnic e passeggiate anche impegnative verso il culmine delle montagne.

Il lago è facilmente visibile dalla strada principale, ma per accedere direttamente alle sue sponde lungo un apposito percorso, occorre seguire le indicazioni del parcheggio in centro paese (parcheggio molto ampio che accoglie migliaia di persone durante la stagione invernale, quando accoglie una pista di sci di fondo) e da qui seguire la segnaletica. Dopo un breve percorso sterrato di qualche centinaio di metri, da percorrere obbligatoriamente a piedi, si accede ad un’area attrezzata con tavoli in legno e panchine, e alle sponde del laghetto sul quale, per motivi ambientali, è vietata la navigazione – la pesca è consentita ma occorre chiedere l’autorizzazione.

Da qui si può camminare per tanti sentieri lungo il Campo dei Fiori, ad esempio per arrivare al Monte Chiusarella.

Guida naturalistica

Il Lago di Brinzio è una Riserva Naturale Orientata istituita dalla Legge Regionale 13/94, la legge che introduce il piano territoriale di coordinamento del Parco del Campo dei Fiori.
Il Lago è un ‘importante area umida molto fragile dal punto di vista ambientale, e per questo zona di assoluta tutela. Il problema principale è dato dal progressivo interramento, contro il quale si è intervenuto anche con opere di ingegneria naturalistica.
La Riserva del Lago di Brinzio comprende, oltre al Comune di Brinzio ed al lago, la piana palustre e i prati umidi del fondovalle che proseguono fino alla Motta Rossa nel Comune di Varese.
Il laghetto è di origine glaciale, relativamente “più giovane” rispetto ad altri laghi della provincia, ha una superficie di 1 ettaro e mezzo e una profondità massima di 3,5 metri. L’immissario principale è l’Intrino, ma altre acque confluiscono da piccole sorgenti vicine. L’emissario è il torrente Brivola che ad un certo punto confluisce nel Torrente Valmolina fino a raggiungere il Lago Maggiore. Le aree di maggiore interesse naturalistico sono rappresentate dal bosco di ontano nero, sulla sponda meridionale del lago, dal bosco di frassino e dal canneto che ne contorna i bordi.
In questa zona si riproducono i rospi comuni (Bufo Bufo) , provenienti dalle pendici del Campo dei Fiori e del Monte Legnone ed infatti sono anche presenti dei cartelli stradali per avvisare gli autisti dell’attraversamento dei piccoli anfibi – tipicamente in primavera durante il periodo riproduttivo.

Rane e rospi, durante il periodo riproduttivo (marzo-aprile), migrano dal Massiccio della Martica verso il Lago di Brinzio, per deporvi le uova, e per questo devono attraversare la strada provinciale n°62. Purtroppo gli esemplari schiacciati dagli automobilisti, soprattutto nelle prime ore della notte e quando piove, sono nell’ordine di diverse centinaia, per questo motivo si consiglia estrema prudenza in tali circostanze.

 

Testo estratto dal Piano della Riserva Naturale Orientata “Lago di Brinzio” (qui il testo integrale in pdf)

Flora protetta presente

  • Lilium martagon, Anemone nemorosa, Hepatica nobilis, Typha latifolia, Nymphaea alba, Iris pseudoacorus, Iris graminea – specie protette ai sensi della L.R. 33/1977
  • Thelypteris palustris, Allium angulosum, Carex appropinquata – specie palustri rare in tutto il territorio (altrove nel Parco solo nella riserva del Lago di Ganna)
  • Valeriana dioica, Senecio aquaticus: specie dei prati umidi in generale regresso per la scomparsa degli habitat
  • Alnus incana, Epilobium angustifolium – specie più tipicamente montane, che si trovano a Brinzio ad una quota insolitamente bassa

I boschi

I boschi palustri sono sviluppati nella fascia a Sud del laghetto, in contatto con le vegetazioni di sponda da un lato, con i boschi igrofili dall’altro.
Sono caratterizzati dalla sommersione del suolo pressoché costante, fattore ecologico fortemente limitante, che permette la crescita di poche specie adattate a vivere in condizioni di asfissia radicale. Tra queste, l’ontano nero (Alnus glutinosa) è certamente la più significativa. Il salice cinereo (Salix cinerea), che pure vegeta in analoghe condizioni di suolo, ha un ruolo pioniero rispetto all’ontano, trovandosi soprattutto nelle situazioni di margine e/o radura, dove colonizza la vegetazione erbacea, ma scompare rapidamente se viene ombreggiato dalla copertura degli ontani.

Anfibi e rettili
Salamandra pezzata (Salamandra salamandra ), Rospo comune (Bufo bufo), Rana verde (Rana esculenta complex), Rana agile (Rana dalmatina), Rana montana (Rana temporaria), Ramarro (Lacerta viridis), Lucertola muraiola (Podarcis muralis), Orbettino (Anguis fragilis), Biacco (Coluber viridiflavus), Saettone (Elaphe longissima), Natrice dal collare (Natrix natrix), Natrice tassellata (Natrix tessellata)

Avifauna

Qui di seguito si riportano alcune sintetiche osservazioni su specie ritenute di particolare interesse naturalistico sia per il loro grado di specializzazione che per il fatto di risultare direttamente legate all’acqua.

Airone cenerino (Ardea cinerea)
In Riserva questa specie compare unicamente per ragioni trofiche, con presenza primaverile di alcuni esemplari stazionanti alla foce dell’Intrino. L’area tuttavia non si presta alla nidificazione di questa bella specie.

Germano reale (Anas platyrhynchos)
In Riserva sono presenti come nidificanti almeno 2-3 coppie di questa adattabile specie piuttosto frequente in ambito provinciale. Si tratta dell’unica anatra che frequenta il lago di Brinzio, probabilmente in ragione della struttura della cuvetta lacustre, della temperatura dell’acqua e di un moderato disturbo antropico. In inverno alcuni esemplari stazionano nell’area del lago, in particolare nelle aree non gelate. Al contrario della Riserva di Ganna, il
lago non è frequentato in periodo invernale da altri anatidi.

Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)
Si tratta di una specie esclusivamente acquatica che è dotata di grandissima adattabilità anche al disturbo antropico. In Riserva, come in tutte le aree umide della Provincia, questa specie è piuttosto frequente e nidifica con regolarità

Porciglione (Rallus aquaticus)
Un esemplare appartenente a questa elusiva specie, tipica della fascia a canneto degli ecosistemi umidi, è stato fotografato in epoca recente nei canneti del Lago di Brinzio. Pur non ritenendo l’area idonea, per motivi climatici, a fungere da habitat ottimale
per questo elusivo Rallide, è possibile che la Riserva ospiti un piccolo nucleo popolazionale nidificante di questo taxon, infeudato ai canneti della parte settentrionale dell’area.

Martin pescatore (Alcedo atthis)
Specie assai vistosa che non compare nelle altre aree umide protette del Parco, probabilmente per la carenza di fauna ittica di taglia adeguata, per altro piuttosto abbondante nel Lago di
Brinzio. Si presume che in Riserva nidifichino due-tre coppie di questa specie, probabilmete localizzate all’interno della alneta posta sul margine meridionale del Lago di Brinzio, utilizzando per la propria nidificazione forse la terra che rimane imprigionata nelle radici degli alberi schiantati al suolo. La specie frequenta anche il torrente Valmolina-Rancina nel quale  confluisce il Rio Brivola, emissario del Lago

Ballerina gialla (Motacilla cinerea)
Questo passeriforme insettivoro è legato per la nidificazione agli ambienti di acqua corrente,  ed in Riserva è stato osservato lungo il corso dell’Intrino, ove probabilmente nidifica.

Migliarino di Palude (Emberiza schoeniclus)
E’ l’unica specie ornitica tipicamente legata ai canneti che frequenta le formazioni a Phragmites dell’area protetta, mancando completamente nell’area gli Acrocefali, forse a causa
di una non ottimale situazione climatica.

All’interno del territorio della Riserva nidificano altre specie legate agli ambienti forestali, che rivestono un notevole interesse naturalistico.
Si tratta del Picchio verde, del Picchio rosso maggiore e del Rampichino, specie legate alla presenza di esemplari arborei vetusti o in cattivo stato di salute insieme con il Picchio muratore ed in parte con il Torcicollo. La conservazione e l’incremento numerico di questi taxa specializzati, è legato al mantenimento dell’attuale stato di non gestione selvicolturale dell’alneta, che consente la presenza di adeguate nicchie trofiche alla entomofauna saproxilofaga. Viceversa queste specie si fanno rare nelle aree forestali gestite per la produzione di legname.