Lago di Varese, scrigno di biodiversità

Il Lago di Varese è meta abituale di molti sportivi per via della pista ciclopedonale che la costeggia interamente,  è meta dei residenti nel periodo pasquale per la presenza  fissa del Luna Park alla Schiranna di Varese e ospita, sempre a Varese, il parco Zanzi dove ci sono giochi e giostre per i bambini e tavoli per fare pic nic. Ma il Lago di Varese offre tante belle località lungo tutte le sue sponde e rimane prezioso anche per conservare specie vegetali e animali autoctone e meritevoli di protezione . Vediamo bene perché.

Pannello didattico presente sul lago di Varese

Testo tratto dalla cartellonistica della Provincia di Varese

Il lago di Varese, uno scrigno di biodiversità

Il Lago di Varese è da considerare un gioiello naturalistico e per questo l’Unione Europea lo ha designato “Zona a Protezione Speciale” e, limitatamente alla porzione sud-orientale, “Sito di Importanza Comunitaria”. La sua particolarità è legata sia alla collocazione geografica, che ne fa un crocevia di rotte migratorie e un corridoio ecologico di collegamento tra Alpi e Pianura Padana, sia al fatto di essere un raro esempio di conservazione delle fasce di vegetazione tipiche dei laghi glaciali dell’Italia Settentrionale. Queste si susseguono dal centro dello specchio d’acqua all’esterno in base alla profondità, secondo un tipico schema. Innanzitutto si riconosce una zona di acque aperte (profonde fino a 26 metri) con presenza esclusiva di alghe alle quali, verso riva, si uniscono le piante sommerse. Dove il livello dell’acqua è compreso tra 2,5 e 1-1,5 metri si instaura prevalentemente una fascia detta lamineto, costituita da piante galleggianti come la ninfea. Al di sotto di 1-1,5 metri predomina invece il canneto, talvolta molto fitto. Allontanandosi ulteriormente dal centro del lago si incontrano in successione boschi igrofili con ontano nero, salice bianco e frassino maggiore. Più in là i boschi mesofili a prevalenza di farnia (sostituita dalla robinia nelle aree maggiormente antropizzate) segnano la fine dell’ambiente umido vero e proprio.

Ciascuna di queste cinture di vegetazione rappresenta un habitat ideale per numerose specie animali e di conseguenza la loro conservazione è di vitale importanza per la biodiversità.

In questo senso uno dei presupposti fondamentali è il mantenimento del lago a un livello di profondità ottimale (corrispondente all’incirca allo zero idrometrico) almeno tra metà febbraio e metà novembre, periodo durante in quale l’ecosistema necessita di condizioni stabili.

Un’avifauna di pregio

La presenza di oltre 30 specie meritevoli di particolari misure di conservazione ai sensi della Direttiva “Uccelli” dell’Unione Europea dimostra l’enorme valore che il Lago di Varese riveste per anatre, aironi, svassi, rapaci, piccoli trampolieri e altri volatili ancora. Molti sono tipici delle zone umide, come il tarabusino, che nidifica e si nutre tra canneto e ninfee, ma l’area è frequentata anche da specie non propriamente acquatiche: è il caso del nibbio bruno che grazie alla sua adattabilità non disdegna di cibarsi di pesci malati o boccheggianti.