Massimo Cavalli mostra a mendrisio

La collezione: dai Torriani ai Bagutti. Omaggio a Massimo Cavalli.  Fino al 16 settembre 2018

Sito ufficiale: Museo d’arte di Mendrisio 

Come consuetudine, il Museo d’arte Mendrisio propone nel periodo estivo una scelta di opere delle proprie collezioni. La presentazione si focalizza sulla parte “antica”, riunendo una trentina tra le sue più pregevoli tele seicentesche e settecentesche. La mostra si configura, in sostanza, come un discorso continuo attorno ad alcuni maestri che, con le loro botteghe, hanno scandito la storia della regione lombarda subalpina.

“Artisti dei laghi”, riprendendo il titolo di una fortunata serie di studi dedicati alle maestranze d’arte delle terre ticinesi, tra Seicento e Settecento, che si sono formati nei maggiori centri artistici dell’Italia settentrionale e hanno in gran parte operato al di fuori dei confini locali. Varie le personalità che per nuclei di opere caratterizzano questa selezione. Apre la mostra una serie di dipinti riconducibili alle figure mendrisiensi di Francesco Torriani e di suo figlio Innocenzo, ambito nel quale rientrano anche le due tele con le sante Lucia e Apollonia e lo splendido stendardo della chiesa di Monte (Val di Muggio) attribuiti al Maestro della Natività di Mendrisio; il Settecento è invece dominato da Giuseppe Antonio Petrini di Carona, di cui il Museo d’arte Mendrisio ha di recente acquisito un’importante sanguigna. Grazie alla sua fiorente bottega e all’ampia diffusione della sua maniera attraverso seguaci come Giuseppe Antonio Torricelli, numerosissime sono le tracce petrinesche presenti nel Cantone. Nel tardo Settecento è invece Giovan Battista Bagutti con la sua bottega, tra barocchetto e neoclassicismo, a segnare profondamente l’arte nel Mendrisiotto. Diverse anche le opere di artisti “ticinesi”, appartenenti a dinastie, che operano ad ampio raggio: da Carlo Innocenzo Carloni, originario della Val d’Intelvi, attivo soprattutto nell’Europa orientale, ai Rabaglio, architetti e stuccatori di Gandria poi al servizio della corte spagnola, del locarnese Giuseppe Antonio Orelli, attivo nell’Italia settentrionale, a Giovan Battista Innocenzo Colomba di Arogno, che si muove tra Germania e Inghilterra, a Carlo Luca e Domenico Pozzi della Valle di Muggio, attivi sia oltralpe che in Italia.

Foto per gentile concessione Museo d’Arte Mendrisio

Il Museo d’arte Mendrisio rende inoltre omaggio a un protagonista, da poco scomparso, dell’arte in Ticino del secondo Novecento: Massimo Cavalli. Formatosi a Brera nei primi anni Cinquanta, Cavalli rimane per lungo tempo legato a Milano, al suo ambiente culturale (si pensi alle collaborazioni con l’editore Vanni Scheiwiller), vivendo in pieno una stagione di rinnovamento e di fermenti artistici. Stabilitosi definitivamente nel Ticino, a partire dalla fine degli anni Sessanta la sua opera è stata accolta come una delle più importanti e coerenti sul territorio, ricevendo il sostegno dei musei cantonali e di critici e scrittori quali Virgilio Gilardoni, Giorgio Orelli, Alberto Nessi, Giovanni Orelli, Matteo Bianchi e Walter Schoenenberger. Ma i riconoscimenti hanno superato i confini locali e ampie rassegne gli sono state dedicate sia in Italia sia nella Svizzera tedesca e francese.
Dopo gli esordi materici e gestuali, ancora vincolati al figurativo, Cavalli abbandona ogni aggancio apparente col mondo oggettuale indirizzandosi verso un’espressione lirico-astratta, incentrata sul dialogo incessante tra ragione e istinto, tra struttura e sensibilità percettiva, che lo sospinge in un processo di continuo cambiamento. Fondamentale in questo senso l’influenza dell’arte moderna francese, a partire dalla lezione di Paul Cézanne attraverso la pittura della seconda Ecole de Paris – su tutti Jean Bazaine – fino alle spatolate nere di Pierre Soulages. E proprio basandosi sulle composizioni con fondo nero, colore che in Cavalli assume col tempo sempre più importanza («il nero è la somma di tutti i colori»), si è qui voluto creare uno spazio costituito da un insieme compatto di dipinti: undici olii, eseguiti tra 1988 e 1999, con trame complesse di segni e lame di luce che affiorano da una materia prosciugata; tele nelle quali dominante è il senso di verticalità. Ampio spazio è dedicato anche alla grafica, suddivisa per serie, così come in effetti si presenta nel suo insieme (riunito di recente in un catalogo completo da Matteo Bianchi), con esempi tipici degli anni Settanta e Ottanta. Un lavoro, quello grafico, nel quale Cavalli ha raggiunto – grazie a un senso acuito di ritmo, energia, pregnanza del segno e mobilità nelle strutture – esiti molto intensi. Esso costituisce il laboratorio per l’opera dipinta.

Museo d’Arte di Mendrisio
Orari: mercoledì – domenica
14-18
Festivi aperto
Lunedì e martedì chiuso

Entrata gratuita

INFORMAZIONI
Museo d’arte Mendrisio
Piazzetta dei Serviti 1
CH – 6850 Mendrisio
Tel. 0041 (0)58 688 33 50
museo@mendrisio.ch

http://www1.mendrisio.ch/museo/