Domenica 18 gennaio 2015 – Festa di S. Liberata a Castellanza

Santa Liberata è considerata la protettrice delle puerpere, delle nutrici e degli infanti, e più in generale si crede che abbia il potere di togliere dolore e preoccupazioni. La Santa è
venerata soprattutto in Francia, ma anche in Spagna e in alcune regioni italiane come Liguria,Calabria, Abruzzo, Sicilia e Molise. Già più raro trovarla, e trovare feste dedicate a lei, nel Varesotto. Esiste però a Castellanza una cappella in suo onore, e per questo motivo domenica 18 gennaio 2015 si celebra la festa dedicata a Santa Liberata,  che ha, come nucleo principale, la benedizione dei bambini alle ore 11.30, seguita dalla polentata e da altri momenti per stare insieme in allegria.
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Legge sul turismo – Regione Lombardia -16 luglio 2007 , n. 15

Legge Regionale 16 luglio 2007 , n. 15
Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo

(BURL n. 29, 2° suppl. ord. del 19 Luglio 2007 )

TITOLO I
OGGETTO DEL TESTO UNICO

Art. 1
(Oggetto)

1. Il presente testo unico, redatto ai sensi della legge regionale 9 marzo 2006, n. 7 (Riordino e semplificazione della normativa regionale mediante testi unici) riunisce le disposizioni di legge regionali in materia di turismo riguardanti:
a) organizzazione turistica regionale;
b) attività ricettiva alberghiera;
c) attività ricettiva non alberghiera;
d) attività ricettive all’aria aperta;
e) professioni turistiche;
f) agenzie di viaggio e turismo.

TITOLO II
ORGANIZZAZIONE TURISTICA REGIONALE
CAPO I
SISTEMA TURISTICO REGIONALE

Art. 2
(Finalità)

1. La Regione, in attuazione dell’articolo 117 della Costituzione, nel rispetto del principio di sussidiarietà e con lo strumento del partenariato:
a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico, per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività e per favorire continue e positive relazioni tra popoli e culture diverse;
b) favorisce la crescita competitiva del sistema turistico regionale e locale per il miglioramento della qualità dell’organizzazione, delle strutture e dei servizi;
c) sostiene il ruolo delle imprese turistiche, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, sostenendo prioritariamente le attività ed i servizi rivolti ai turisti in arrivo nella Regione Lombardia;
d) promuove la ricerca, i sistemi informativi e di monitoraggio, la documentazione e la conoscenza dell’economia e delle attività turistiche;
e) valorizza il ruolo delle autonomie locali e funzionali e delle diverse, autonome ed originali espressioni culturali ed associative delle comunità locali;
f) promuove l’immagine turistica regionale sui mercati mondiali, valorizzando le risorse e le caratteristiche dei diversi ambiti territoriali;
g) incentiva il sistema delle autonomie locali e il sistema delle imprese ad assumere iniziative di sviluppo turistico, in relazione alla diffusa presenza di risorse e del crescente ruolo dell’economia turistica;
h) assicura il coordinamento delle politiche intersettoriali ed infrastrutturali necessarie alla qualificazione dell’offerta turistica, nonché alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico e del prodotto enogastronomico.
2. La Regione definisce il quadro istituzionale e del rapporto tra gli enti pubblici, in relazione all’esercizio delle attività di promozione, sviluppo e qualificazione delle risorse turistiche lombarde.

Per la lettura del testo integrale della Legge regionale Lombardia sul turismo (L.R. 16 luglio 2007 , n. 15, aggiornata a gennaio 2015) puoi scaricare questo pdf.

Codice dei beni culturali e del paesaggio – D. Lgs. 42/2004

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42

“Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004 – Supplemento Ordinario n. 28

Scarica il testo integrale del Codice dei beni culturali e del paesaggio in pdf

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87, 117 e 118 della Costituzione;

Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, recante istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modifiche e integrazioni;

Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, recante testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352;

Visto l’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 29 settembre 2003;

Acquisito il parere della Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Acquisiti i pareri delle competenti commissioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 gennaio 2004;

Sulla proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro per gli affari regionali;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

1. E’ approvato l’unito codice dei beni culturali e del paesaggio, composto di 184 articoli e dell’allegato A, vistato dal Ministro proponente.

PARTE PRIMA

Disposizioni generali

Articolo 1

Principi

1. In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.

2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione.

4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.

5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale sono tenuti a garantirne la conservazione.

6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela.

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I beni architettonici vincolati della città di Varese

Sul sito della Regione Lombardia è presente una preziosa banca dati chiamata IDRA (Banca dati dichiarazione d’interesse culturale) nella quale confluiscono tutte le pratiche di vincolo, dal 2001 in poi: il database viene progressivamente aggiornato con i nuovi decreti.
Grazie a questo strumento riusciamo dunque a valutare quanti e quali beni culturali, artistici o architettonici, esistono in ogni Comune lombardo, e dunque in ogni Comune della provincia di Varese.
Si ricorda che i beni culturali, secondo la definizione data dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo  42/2004), sono “le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonche’ ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”. Per essere considerati tali devono possedere la “dichiarazione di interesse culturale” rilasciata dal Soprintendente. Tutti i beni culturali devono essere protetti e conservati; l’obbligo di conservazione esiste anche per i proprietari privati.

Il patrimonio vincolato, in provincia di Varese, comprende migliaia di beni culturali, mobili ed immobili, esiste dunque sul territorio un patrimonio storico esteso e spesso ancora da studiare e valorizzare.

Oggi riportiamo l’elenco, dal database IDRA, di un centinaio di beni architettonici vincolati, relativi alla sola città di Varese, con relative fotografie quando disponibili.

Il 18 maggio 2015 è la Giornata internazionale del museo, dedicata alla sostenibilità

Ogni anno la ICOM (International Councyl Museums) propone la Giornata Internazionale del Museo per avvicinare il museo ad un numero sempre maggiore di persone.
Il tema scelto per il 2015 si intitola: Musei per una società sostenibile. La sfida dei prossimi anni è infatti quella di adeguare gli stili di vita e lo sviluppo sociale alle possibilità limitate della natura. Questo cambiamento impone nuovi modi di pensare e di agire. I musei possono svolgere un ruolo chiave in questo processo, accogliendo e promuovendo le “buone pratiche” nel maggiore rispetto dei sistemi di vita, oppure accrescendo la consapevolezza nelle persone delle conseguenze negative che ci saranno se non si procede ad un’inversione di rotta.

Scarica qui il poster in tre lingue (inglese, francese, spagnolo) relativo all’iniziativa, in pdf: giornata_internazionale_museo.pdf

Carta d’identità del museo

Il sito internet del MIBACT riporta:

La ricerca presentata in questa pubblicazione (La carta d’identità del museo. Il regolamento, Roma 2009, ndr) risponde all’esigenza di definire compiutamente, dal punto di vista giuridico-istituzionale e organizzativo, l’identità del museo: una realtà culturale che ha assunto negli ultimi anni un rilievo crescente sotto il profilo sociale ed economico e ha ricevuto una precisa definizione dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, senza conseguire, tuttavia, un effettivo adeguamento gestionale e organizzativo.
L’agile gruppo di lavoro coordinato dall’Ufficio Studi, composto da alcuni dirigenti e da direttori di musei statali, con l’ausilio di due esperti, i professori Girolamo Sciullo e Pierpaolo Forte, ha elaborato una proposta di “regolamento” del museo statale, che ne indichi missione, compiti, funzioni e ruoli.
Il documento – la cui validità e possibilità di applicazione è stata discussa e sperimentata in tredici istituti statali – è stato concepito come un modello di riferimento applicabile anche in assenza di sostanziali innovazioni normative che attribuiscano al museo piena autonomia amministrativa e finanziaria.
D’altra parte la sua adozione – che potrebbe essere decisa anche dal singolo soprintendente – porrebbe fine all’incertezza sul profilo del museo (troppo spesso privo di un atto costitutivo e di qualsiasi dichiarazione programmatica), sulle responsabilità del direttore, figura ritenuta ormai indispensabile, sulle professionalità e le risorse disponibili.
Insieme con altri atti vivamente consigliati (carta dei servizi, organigramma, relazione annuale), il “regolamento” concorrerebbe in definitiva a delineare una struttura vitale ed efficiente, in grado di programmare attività e servizi e dar conto dei risultati conseguiti.

Scarica la carta identita museo in pdf. 

Codice del Turismo – D. Lgs. 79/2011

Il Codice del Turismo

Testo di commento pubblicato sul sito internet della Camera dei Deputati.
Scarica il Codice del Turismo in pdf.

Il Codice del turismo, varato definitivamente con il decreto legislativo 79/2011, per promuovere il mercato del turismo e rafforzare la tutela del consumatore, avrebbe dovuto intervenire nella materia fissando punti di riferimento univoci al fine di un coordinamento tra Stato e Regioni, nell’ambito delle rispettive competenze. Inoltre avrebbe dovuto operare un riordino e una razionalizzazione complessiva delle disposizioni vigenti nella materia. La sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2012, accogliendo i ricorsi presentati dalle Regioni sotto il profilo del mancato rispetto da parte del d.lgs. dei limiti della delega legislativa, la cui vigenza è oggi limitata alle sole parti inerenti il “diritto privato del turismo”, perdendo così definitivamente ogni carattere di sistematicità ed organicità.

Il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (G.U. n. 129 del 6 giugno 2011), emanato dopo l’espressione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari sullo schema di decreto iniziale (atto n. 327 ), conteneva due distinti interventi normativi:

il primo, recante il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, è stato predisposto in attuazione dei principi di delega previsti dalla legge 246/2005;

il secondo recepisce la direttiva 2008/122/CE relativa ai contratti di multiproprietà, ai contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e ai contratti di rivendita e di scambio in attuazione della delega contenuta nella legge comunitaria 2009 (legge 96/2010).

Il Codice del turismo (allegato 1 del decreto legislativo 79/2011) era finalizzato a promuovere e tutelare il mercato del turismo tramite il coordinamento sistematico delle disposizioni normative vigenti nel settore, nel rispetto della competenza legislativa regionale e dell’ordinamento dell’Unione europea.

Numerosi concetti e definizioni contenuti nella disciplina previgente (in particolare la legge 135/2001) sono stati ripresi e talvolta integrati e innovati, come nel caso della definizione di impresa turistica: imprese che esercitano attività economiche, organizzate per la produzione, la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell’offerta turistica. (articolo 4 del Codice). Tale norma non è stata dichiara incostituzionale come le norme sulle professioni turistiche (articoli 6 e 7). In relazione a queste ultime, il Codice ha dettato una nuova norma sui “percorsi formativi” per l’inserimento nel mercato del lavoro turistico, dedicando un’attenzione particolare alla creazione di collegamenti con il mondo della formazione, tramite la stipula di accordi o convenzioni con istituti di istruzione, anche universitaria, con altri enti di formazione e con gli ordini professionali per lo svolgimento di corsi orientati alla preparazione dei giovani operatori.

La disciplina dello svolgimento dell’attività ricettiva, già contenuta in norme diverse di varie leggi, tra cui la citata legge 135/2001, e riunita organicamente nel Titolo III del nuovo Codice del turismo è stata dichiarata incostituzionale Anche la disciplina in tema di inizio attività e, in genere, quella sugli adempimenti amministrativi cui sono soggette le strutture turistico-ricettive disciplinata nell’articolo 16 del Codice, è stata dichiarata in costituzionale. Tale disposizione intendeva semplificare gli adempimenti amministrativi delle strutture turistiche, assoggettando a segnalazione certificata di inizio attività – SCIA (di cui all’art. 19 della legge 241/1990) l’avvio e l’esercizio delle strutture ricettive, che comunque sarebbero rimasti assoggettati al rispetto delle norme in materia ambientale, edilizia, urbanistica, igienico sanitaria, prevenzione incendi e sicurezza nei luoghi di lavoro.

In materia di classificazione e standards delle strutture ricettive il Codice aveva dettato un regime organico (articoli da 8 a 15), distinguendo fra strutture alberghiere/paralberghiere, extralberghiere, strutture ricettive all’aperto e strutture ricettive di mero supporto e dettando, per ciascuna di queste categorie, una serie di specifiche prescrizioni. Tali disposizioni sono state dichiarate incostituzionali.

Sono ancora in vigore le norme che disciplinano in modo organico (articoli da 32 a 51) i pacchetti turistici e la tutela del consumatore turista, che hanno assorbito le normative preesistenti contenute nel Codice del Consumo ed integrandole con nuove disposizioni. Alla tutela del consumatore turista, sotto il profilo della qualità del servizio e della soluzione delle controversie, il nuovo Codice del Turismo aveva dedicato anche altre norme che sono state pero dichiarate incostituzionali come la norma di principio sul turismo accessibile (articolo 3) e quella sulla promozione del turismo con animali domestici al seguito (articolo 30). Rimangono vigenti invece gli articoli 66 e 67 rispettivamente concernenti la “Carta dei servizi turistici pubblici” e la composizione (mediazione) delle controversie in materia di turismo.

Una delle novità più significative del provvedimento consiste nell’esplicita affermazione della risarcibilità del “danno da vacanza rovinata” (art. 47) finora elaborazione giurisprudenziale (peraltro di difforme applicazione) finalizzata alla risarcibilità dello specifico danno non patrimoniale consistente nello stress e nel disagio subito per non aver potuto godere della vacanza immaginata. Il danno da vacanza rovinata viene definito come il danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta. Si tratta quindi di un pregiudizio di natura non patrimoniale e contrattuale, risarcito come conseguenza dell’inadempimento o dell’inesatta esecuzione delle prestazioni oggetto del pacchetto turistico. Di rilievo appare, inoltre, la definizione della nozione di “inesatto adempimento” delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico (art. 43), oltre che la disciplina degli obblighi assicurativi a carico dell’organizzatore e dell’intermediario (art. 50).

Infine, un altro profilo di novità del Codice del turismo riguarda la promozione di circuiti turistici tematici e di eccellenza, al fine di superare la frammentazione dell’offerta turistica e di promuovere un’offerta tematica di dimensione nazionale. In questa prospettiva si inseriscono le norme del titolo V che prevedono, fra l’altro, la definizione di circuiti turistici di eccellenza ripartiti tra 13 grandi aree tematiche (dal turismo della montagna a quello del mare, dal turismo religioso a quello congressuale, dal turismo culturale a quello giovanile, ecc.), cui sono dedicate poi specifiche disposizioni. Nella stessa logica si muovono le nuove disposizioni, inserite nel Capo II del titolo VII del Codice (articoli da 59 a 65), che disciplinano la promozione dell’eccellenza turistica italiana mediante il rilascio di specifiche attestazioni e la attribuzione di riconoscimenti e premi per le imprese e gli imprenditori che si sono distinti nel settore.

Altro rilevante intervento del decreto – in attuazione della direttiva 2008/122/CE – riguarda le modifiche alla disciplina della multiproprietà (art. 2) contenuta nel Codice del consumo (D.Lgs. n. 206 del 2005). E’ stato, in particolare, esteso l’ambito di applicazione di tale disciplina , da un lato ampliando la stessa definizione di “contratto di multiproprietà”, dall’altro estendendo detta disciplina a tipologie contrattuali ulteriori. A tutela del contraente consumatore vanno, poi, segnalate le nuove disposizioni sulla completezza delle informazioni precontrattuali, sul contenuto minimo del contratto nonché sull’ampliamento del diritto di recesso che – ove correttamente esercitato – diversamente dalla disciplina previgente, non comporta alcuna spesa per il consumatore.

La sentenza della Corte Costituzionale

Con sentenza n. 80 del 2 aprile 2012, pronunciata nel giudizio promosso dalle Regioni Toscana, Puglia, Umbria e Veneto, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, nella parte in cui dispone l’approvazione dell’allegato 1 (Codice del turismo) ed in particolare dell’art. 1 dell’allegato stesso nella parte in cui prevede le disposizioni del Codice quali «necessarie all’esercizio unitario delle funzioni amministrative» e «ed altre norme in materia», nonché degli artt. 2, 3, 8, 9, 10, 11, comma 1, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 20, comma 2, 21, 23, commi 1 e 2, 30, comma 1, 68 e 69 dell’allegato 1 del D.Lgs. n. 79 del 2011, attribuendo competenze statali in materia di turismo in violazione delle disposizioni previste nella legge delega 28 novembre 2005, n. 246.

In sintesi le motivazioni alla base della incostituzionalità possono esser ricondotte in generale all’eccesso di delega in quanto la stessa aveva come finalità quella di realizzare una generale semplificazione del sistema normativo statale, mediante abrogazione di leggi ormai superate, raggruppamento di quelle superstiti per settori omogenei, con armonizzazione delle stesse e non comprendeva il riassetto generale dei rapporti tra Stato e regioni in materie non di competenza esclusiva statale, ai sensi dell’articolo 117, comma 2 della Costituzione.

La cascata Fermona, sensazioni da eden tropicale

Con soli 1,53 kmq di superficie, il comune di Ferrera di Varese é per estensione 8045° su 8057 comuni italiani. Eppure, un territorio di dimensioni così ridotte ospita un piccolo gioiello naturale che merita di certo una visita da parte di chi passasse nelle zone della Valcuvia o della Valmarchirolo: la cascata Fermona.

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