Piccola guida alla storia del brand Valentino, l’ultimo imperatore

Valentino è il brand di moda italiano che fa sognare gli appassionati della luxury fashion, in Italia e all’estero. Valentino è, da sempre, sinonimo di eleganza. In questo articolo cercheremo di capire il segreto del successo di Valentino, nato a Voghera e catapultato tra le stelle (di Hollywood e non solo) perché “innamorato della bellezza”.

“Valentino” è un brand che ne racchiude altri al suo interno: c’è l’haute couture prima di tutto, che veste le principesse, di nome e di fatto, ma anche il prèt-à-porter che porta il nome di “Valentino Roma”. La linea giovanile si chiama “Red Valentino” (in passato si chiamava Oliver). Tutta la linea di accessori si distingue invece con il nome di “Valentino Garavani”.

L’immaginario associato al brand è fortemente evocativo, forte di decenni di notorietà e di successi assoluti, conseguiti continuativamente per mezzo secolo. Probabilmente l’icona più forte e universale è rappresentata dall’abito da sera.

Di vestiti ne ha fatti centinaia di migliaia, ma nell’immaginario universale si è consolidato sicuramente il long dress, rifinito accuratamente e con delicate asimmetrie che valorizzano e incuriosiscono.

Loquax, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Di che colore? L‘avorio e il nero sono state delle costanti, nelle collezioni di ogni stagione, a suggerire la necessità di una “pausa” tra un colore e l’altro, a giocare sul contrasto che dà forza e carattere.
Ma chi dice Valentino, risponde “Rosso”! il “Rosso Valentino” è una particolare tonalità di rosso, un equilibrio incredibile tra bellezza e passione, calore e armonia. Il rosso è diventato elegante con Valentino.

E ancora, Valentino è Mister Valentino, lo stilista che ha sempre professato la sua fede assoluta verso la bellezza, che ha identificato nel lusso un bisogno naturale e istintivo, che con disinvoltura si è rapportato agli artisti, ai potenti e alle dive di tutto il mondo, che ha fondato diversi enti di beneficenza per sostenere gli ideali in cui crede, che possiede castelli e tenute da sogno in ogni angolo del pianeta, che ha avuto la lungimiranza di lasciare per tempo, nel 2008, dopo 45 anni di onorata carriera, un mondo che stava cambiando e in cui non riusciva più a riconoscersi.

Ma andiamo con ordine.
Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce a Voghera nel 1932, amatissimo dalla madre e dalla sorella Wanda, più grande di lui di 8 anni. Il padre ha il pallino degli affari e riesce a far condurre alla famiglia una vita piuttosto agiata. Fin da piccolo, Valentino è attratto dal mondo favoloso del silver screen, con le grandi dive in bianco e nero che vestono abiti splendidi e luccicanti, che le fanno sembrare vere e proprie dee dell’Olimpo. Frequenta un corso di figurinista e un corso di lingua francese, oltre alla scuola dell’obbligo, e trascorre interi pomeriggi dalle sarte, per vedere e capire cosa ci sia dietro al volteggiare dei loro ditali sulle stoffe drappeggiate. A 18 anni, con la benedizione dei genitori, parte alla volta di Milano e subito dopo di Parigi, e fin da subito dimostra di avere, letteralmente, stoffa da vendere. Impara il mestiere in diverse sartorie francesi, tra cui Dessés e Guy Laroche, e nel 1857 torna in Italia, a Roma, per realizzare il suo progetto di vita: vestire le donne più belle della stessa materia dei sogni! Fonda un atelier in una delle vie più prestigiose della capitale, via Condotti, ed il successo arriva pressochè subito. Sono gli anni della Dolce Vita, quando le dive e le nobildonne della Città Eterna fanno a gara per farsi fare il guardaroba su misura da un artista italiano aggiornato sulle novità francesi!

Nel 1962, la sfilata a Firenze, che si merita la copertina di Vogue, decreta il successo di Valentino a livello internazionale.

Tutte le donne più belle e amate dal pubblico vogliono essere vestite da lui, per le occasioni più importanti della loro vita, dal matrimonio al ricevimento di un Oscar passando per le passerelle più prestigiose ad ogni livello e in ogni campo.
Il successo interplanetario di Valentino si deve anche all’ottima gestione finanziaria e manageriale dell’architetto Giancarlo Giannetti, che rimase sempre al fianco dello stilista fino alla cessione della società e al suo congedo dal lavoro, nel 2008.
Se Valentino era la mente creativa e visionaria, Giannetti era la parte pratica che riusciva a tradurre in concreto tutte le idee del primo. Questo è il messaggio che traspare dal film documentario “The last emperor”, che dipinge Giannetti come la colonna portante – e paziente – dell’Impero Moda Valentino.
A mio avviso, resta comunque incontrovertibile il fatto che va a Valentino, e solo a lui, il merito di avere regalato una memoria estetica del bello, tradotta in moda, per tutto lo scorrere degli anni che vanno da metà Novecento e fino all’alba del Duemila.

50 anni di storia – del costume, della società, della cultura – ognuno dei quali si può tradurre, visivamente, in un vestito di Valentino, che rimane “bello” in senso assoluto, travalicando le contingenze del momento.

Proviamo allora a fare un po’ di storia attraverso le foto delle creazioni di Valentino più famose, che attraversano il tempo librandosi sempre “un po’ più su” rispetto alla moda ordinaria.

Negli anni Cinquanta i vestiti femminili valorizzano le forme delle donne: siamo nel dopoguerra, la ricostruzione è lenta e faticosa, al cinema le dive mostrano che un altro mondo e un’altra vita sono possibili.
Le spalle per l’estate si spogliano e divengono morbide e arrotondate, il seno pieno è il miglior indizio di salute e opulenza, la vita è sottilissima. I corsetti segnano la vita e valorizzano i fianchi ampi, le gonne a ruota si gonfiano, grazie alle sottovesti di crinolina che fanno volume. Gli anni ’50 sono il decennio dei blu jeans, del giacchino in pelle per gli uomini, dei pois per le pin up che fanno bella mostra di se’ sulle riviste.

1957
Valentino apre il suo atelier a Roma, in via Condotti

1958
Nella collezione SS 1959 fa la sua comparsa  il “Fiesta Dress”, un bellissimo vestito rosso a campana, tappezzato di rose. Valentino racconta come sia stato incantato da questo colore durante una vacanza in Spagna. Da questo momento ha inizio #theRedthreat, la nascita di quella tonalità di rosso che avrebbe ispirato allo stilista migliaia di creazioni.

Anni Sessanta
Sono gli anni della contestazione, dove il boom economico fa a cazzotti con tutte le contraddizioni del sistema economico occidentale.Gli anni ’60 sono il periodo dei sit in studenteschi, del pacifismo, delle lotte operaie. Nella moda, c’è la rivendicazione per uno stile personale e provocatorio. Twiggy è il simbolo di questa era, con la sua minigonna a mettere in mostra le gambe magrissime e perfette. Gli abiti sono corti, a sacco o trapezoidali. I pattern dei vestiti sono spesso optical e geometrici, dai colori squillanti.

1961
Nel film “La Notte” di Antonioni, con un affascinante e malinconico Marcello Mastroianni, Monica Vitti indossa per tutto il film un abito nero a metà ginocchio a firma Valentino. Il film può rappresentare l’altra “faccia della medaglia” delle notti romane celebrate nella “Dolce Vita” (1960). Il vestito restituisce alla perfezione la personalità di chi lo indossa: è leggero e comodo, quasi fanciullesco, ma è nero, inquietante, come di chi non riesca a trovare risposte definitive ai propri dilemmi interiori.

1962
Arriva il successo internazionale con la sfilata di Palazzo Pitti a Firenze. Per la prima volta Vogue Francia dedica la copertina a un designer italiano. La rivista americana Vogue ne parla negli USA e diverse star del cinema lo cominciano a cercare, prime tra tutte Elizabeth Taylor, che alla première del film Spartacus, con Kirk Douglas, indossa un abito stile Impero di Valentino.

1967
A Dallas riceve il prestigioso Neiman Marcus Fashion Award, grazie al quale gli si apriranno definitivamente le porte nel mercato del lusso americano. Eugenia Sheppard dell’International Herald Tribune nel 1967, lo definisce così “la Rolls Royce della moda. La grande notizia è che Valentino fa concorrenza a Parigi. Il suo stile ha le stesse qualità dei grandi come Dior, Jacques Fath e Balenciaga. È impalpabile, come la bellezza o il sex appeal, ma fa venire a tutte le donne la voglia di comprare”.

1968
Valentino sorprende tutti e spezza il clichè dei colori sgargianti, con strass e brillantini proponendo la White Collection.
In piena epoca di contestazione contro il lusso e gli sprechi, Valentino va in controtendenza, ed é tra i primi a proporre un logo a partire dal suo nome, allo show della Sala Bianca a Firenze. La logomania V, di lì a poco, avrebbe contagiato le vip, Jackie Kennedy tra le prime, che per sposare in seconde nozze Aristotele Onassis, sceglie il bianco di Valentino.

1968
Audrey Hepburn posa per Valentino su Vogue, in bianco e nero. Il fotografo è Gian Paolo Barbieri.
La foto più enigmatica la vede incapucciata come un monaco, con una cappa realizzata con tre strati di organza nera.
Racconta Barbieri: “Queste foto sono state scattate nell’atelier di Valentino a Roma, senza l’aiuto di alcuna redattrice. Abbiamo fatto tutto Audrey ed io. Avevo a disposizione degli scialli di Valentino che ho sistemato. Nella prima foto Audrey porta uno scialle realizzato in tessuto Gazar di Abraham. Nella seconda immagine veste un’ organza di seta. Ricordo la sua gentilezza unita alla grande professionalità. Arrivò in studio con le pantofole di casa dicendomi che così non avrebbe sporcato il fondale”.
Nel 1969, la Hepburn avrebbe sposato l’italiano Andrea Dotti con un mini pink dress Valentino e abbandonato la carriera cinematografica.

Anni Settanta
Gli anni Settanta sono all’insegna del “flower’s power” , del rock e della disco music. Pantaloni a zampa di elefante, scollature a v, abiti tunica, gonne lunghe a balze, camicie a fiori o top a crochet, caftani. La t-shirt, che prima era poco più di una “maglia della salute”, diventa un vero e proprio capo di abbigliamento. Yves Saint Laurent è il primo a disegnare per le donne capi dalla linea maschile, come smoking, trench e il tailleur pantalone.

1971
Valentino viene ritratto da Andy Warhol

1976
Mentre tutti spostano le loro passerelle da Firenze a Milano, Valentino sceglie di sfilare a Parigi per la linea boutique; nel 1989 sposterà a Parigi anche la linea di Haute Couture, fino a quel momento avente base a Roma. Da allora, a parte rare eccezioni, Valentino non avrebbe più sfilato in Italia. Negli anni Settanta Valentino si ispira spesso a nuovi mondi e culture , mescola il rigato al floreale al tartan, esplora nuovi territori con la consueta voglia di trovare nuove definizioni del bello.


1978
Nasce la linea di prèt-à-porter, grazie alla collaborazione con il Gruppo Finanziario Tessile e, al contempo, debutta il primo profumo  dal nome Valentino Classique.

1979
A New York vengono lanciati sul mercato i primi jeans Valentino, con il nome di Viva Jeanswear: il principe dell’Haute Couture non ha paura di “sporcarsi le mani” lavorando sul jeans di cotone. E i risultati sono sorprendenti anche questa volta.

Anni Ottanta
Negli anni Ottanta si fa strada un’ideale di bellezza femminile ispirata a Madonna: sportiva, muscolosa, ambiziosa, irriverente. Sono gli anni “rampanti” dove gli yuppie hanno successo e vestono firmato, con ostentazione. Le spalle si fanno importanti, imbottite, per la donna che vuole avere successo sembra essere immancabile il tailleur, anche nella versione giacca-pantalone.

1980
Arrivano i primi riconoscimenti ufficiali: diventa Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito e Cavaliere di Gran Croce. A Parigi nel 2006 riceverà la Legion d’Onore. Per le sue campagne pubblicitarie, si affida a Helmut Newton, irriverente e provocatorio, famoso per i suoi “Big Nudes”.

 

1986
Nasce Oliver by Valentino, seconda linea giovane e fresca, omaggio all’amatissimo cagnolino omonimo (per i Carlini, Valentino ha una vera e propria passione, tanto che spesso e volentieri viene fotografato in loro compagnia).

Anni Novanta
Gli anni Novanta segnano il trionfo delle top model. Lo stile è molto vario e ispirato a vari modelli: dal grunge, con camicie a quadrettoni di flanella, jeans ampi e bomber o chiodo in pelle, al bon ton dei vestitini alla collegiale, con colletti bianchi, al sexy degli abiti sottoveste.

1999
Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli diventano i responsabili dell’area accessori Valentino Garavani.

2003
Chiuri e Piccioli vengono nominati co-direttori creativi della nuova linea giovane REDValentino, acronimo di Romantic Eccentric Dress.

Negli anni Duemila, l’Imperatore si prepara a congedarsi dal mondo della moda. Ma di questo parleremo in un altro articolo…