Cheri di Colette? parla di un toy boy “pupo cattivo”

Il lettore cercherà tra le righe di tutto il romanzo “Chéri” la motivazione profonda della relazione tra Léa, una ex cortigiana danarosa che all’alba dei cinquant’anni è ancora desiderabile e vitale, e Chéri, il suo “pupo cattivo” ricco ereditiero viziato di 24 anni più giovane di lei. Ma….

… Colette entra poco nella psiche dei personaggi, preferendo descriverli nelle loro pose esteriori e farli dialogare tra di loro. Sicché l’amore tra i due finisce così come è cominciato, senza nessun motivo fondato, spirituale, senza nessuna ragione apparente.

La superficie è la vera protagonista del romanzo: la vista e il gusto sono i sensi privilegiato dei quali Colette si serve per raccontare una storia che storia non è alla fine, ma solo pretesto (che accettiamo di buon grado) per lunghe e raffinate descrizioni: di stanze, stoffe, profili, braccia, corpi, posture, espressioni, profumi.
Alla fine quello che il lettore “vede” e “sente”, attraverso queste descrizioni, è la verità, ciò che è.


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Come quando ci svegliamo presto e ci guardiamo allo specchio prima di riempirci la pancia con la colazione e la testa con i programmi della giornata: l’immagine di noi che ci proietta lo specchio in quel momento della mattina, con quel tipo di luce, è quella più aderente al vero e noi lo percepiamo.
Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film con Michelle Pfeiffer (che si può vedere anche su Amazon Prime), film che conferma le mie idee sulle qualità visive, cinematografiche, del testo della Colette.

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È stato avanzato un parallelismo tra le vicende di questi due amanti e la storia vera tra la scrittrice quarantasettenne ed il diciassettenne Bertrand de Jouvenel, fatto che conferma quanto Colette abbia contribuito, in teoria e anche in pratica, a fare piazza pulita di molti tabù femminili della sua epoca.

Frasi memorabili @Adelphi

Nei primi ricordi del loro idillio ricorrevano solo immagini di cibi raffinati, di frutta scelta, di premure da fattoressa buongustaia. Léa rivedeva, più pallido in pieno sole, uno Chéri estenuato che si trascinava sotto i pergolati di Normandia, si addormentava sulle sponde calde degli specchi d’acqua. Léa lo svegliava per rimpinzarlo di fragole, panna, latte spumoso e polli novelli.

“Mi fa l’effetto della prospettiva negli specchi” pensò. Poi, con un piccolo sforzo, risalì verso la realtà e il buonumore.

Lui sembrava addormentato tra le braccia di Léa, ma le sue palpebre caparbiamente strette continuavano a fremere; la sua mano immobile e contratta era aggrappata alla mantellina che si strappava piano piano.
“È troppo tardi, è troppo tardi…Eppure…”.
Si chinò su di lui.

Chéri
Colette
Traduzione di Giulia Arborio Mella
Ed. Adelphi, Milano, 1 edizione 1984 (pubblicato per la prima volta nel 1920 su La vie parisienne)
167 pp.


Genere romanzo
Citazioni letterarie
Citazioni musicali
Ambientato a in gran parte a Neuilly vicino Parigi
In poche parole quando la differenza di età tra due amanti è notevole, la ragione dell’impossibilità della relazione… si vede.

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