Il treno di Simenon, un libro sulla guerra e sull’amore

Quando ad un tratto tutte le certezze vengono a svanire, la rete di razionalità e buona condotta si smaglia e prende il sopravvento l’istinto. “Il treno” parla di questo. 

Non ci sono più confini netti tra il bene ed il male, il giusto ed il sbagliato, emerge chiara solo la differenza cruciale tra la vita e la morte, l’esserci e il non esserci: lo spirito di sopravvivenza scavalca il nulla con tutta la forza di cui dispone. Nessun imperativo morale, sociale o politico può costringere un uomo, che si sente condannato a morte, all’autocontrollo .

In guerra, di fronte alla violenza che irrompe nella quotidianità, gli uomini tornano bestie, in tutti i sensi, e gli scenari che si delineano sono surreali, grotteschi, eppure raccontati in modo pacato e quasi sognante. Il solo fatto di esserci, vedere, e potere raccontare, è già tutto, anzi, è liberatorio. Simenon descrive in modo anticonformista la sua esperienza della guerra, in modo talmente particolare che questo romanzo è spesso classificato come “erotico” mentre in realtà di scene sessuali ce ne sono veramente poche e descritte con eleganza e garbo.


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Frasi memorabili @ della rispettiva casa editrice

La vedevo da lontano, in piedi davanti al nostro vagone, e il suo vestito di raso polveroso, la sua figura, i suoi capelli scompigliati, sembravano estranei a tutto quanto la circondava. Si sgranchiva le gambe senza preoccuparsi di quello che succedeva, e io notai i tacchi delle sue scarpe, alti e sottili.

Semplicemente, per un tempo indeterminato, vivevo in un’altra dimensione, i cui valori non avevano nulla in comune con i valori della mia vecchia vita.

Eravamo così fusi l’uno con l’altro da avere uno stesso e unico odore.

Genere romanzo
Ambientato Dal Belgio attraversando la Francia fino alla Rochelle, in piena guerra (maggio 1940)
In poche parole La guerra sotto un altro punto di vista

 

Il treno (Le train)
Georges Simenon

Traduzione di Massimo Romano
Adelphi Edizioni
1961 (1 ed. originale)
2007 1. ed. Adelphi
146 pp.

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