“Questa notte mi ha aperto gli occhi” di Coe (e un po’ degli Smiths)

Chi scrive in prima persona è un musicista, giovane e appassionato. Suona la tastiera in un gruppo rock, aspira a incidere un disco, si invaghisce della persona sbagliata, si trova senza volerlo in una brutta, bruttissima situazione.

Non entro nei particolari perché vi rovinerei la lettura di questo bellissimo romanzo di Coe, “Questa notte mi ha aperto gli occhi”. 
Jonathan Coe divide i capitoli del libro come se si trattasse di una canzone (Primo Tema, Secondo Tema, Intermezzo, Cambio di Tonalità, Dissolvenza, ecc.) e li fa iniziare sempre con delle epigrafi di canzoni scritte da Morrissey all’epoca degli Smiths. Nel raccontare l’avventura pulp  che lo vede protagonista suo malgrado, il musicista trova il tempo (come è nella natura dei musicisti?) di pensare alle sue canzoni, tant’è che le righe del romanzo sono intervallate ogni tanto da righe di pentagramma con note e accordi.
Un giallo scritto da un musicista, mi viene da definirlo così, questo bel lavoro di Coe. Che poi tanto giallo non è perché alla fine un musicista è sempre un musicista e dunque si perde via, pensa a cose più importanti che ai morti ed ai delinquenti!
Sarà pure un lavoro giovanile, sarà leggero, non avrà lo spessore e l’impegno sociale di altri suoi romanzi più maturi, come hanno detto tanti critici e lettori, ma secondo me contiene tante belle idee e ottimi spunti musicali.


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Leggendo il suo blog mi sono imbattuta in un post in cui ricorda la sua intervista ad Annette Peacock e consiglia l’ascolto di X-Dreams, I’m The One (che molto ha influenzato David Bowie) e i più recenti Abstract Contact, an acrobat’s heart e 31:31. Molti brani di Peacock sono stati suonati e cantati tra gli altri da Morcheeba, David Bowie, Brian Eno, Pat Metheny.
Più approfondisco la conoscenza di Coe più mi rendo conto di quanto sia una miniera di risorse e di consigli anche dal punto di vista musicale.

La BBC, nel 2010, mandava in onda un’intervista con Coe impegnato a selezionare per il pubblico un’ora della sua musica preferita.
Riporto qui l’elenco dei brani consigliati da Jonathan Coe in quell’occasione con il link al video su Youtube:
Stackridge — Boots and Shoes
Louise Le May — Be My Guru
De-Phazz — Duck & Cover
The Ocean Tango — The Ocean Tango
Klotet — Falska Pengard Klotet
Pernice Brothers — B S Johnson
Kathleen MacInnes — Jimmy Mo Mhile
Orwell — Le Genie Humain
Loney Dear Loney Dear — Under A Silent Sea
Sufjan Stevens Sufjan Stevens — The Predatory Wasp of the Palisades is Out to Get Us!
Sean O’Hagan and Jean Pierre Muller — Garden Green

Frasi memorabili (@Feltrinelli Editore)

Non era certo uno scherzo lavorare in un negozio di dischi nel cuore della City. Dalla mattina alla sera era tutto uno sfilare di teste di cazzo dalla faccia anonima e dallo stipendio ingiustamente alto che entravano a comprarsi l’ultimo compact di Michael Jackson o di Whitney Houston: Non ce n’era uno che avesse un briciolo di individualità.

“Cerco di spostare il problema. Uso la musica come sostituto del sesso”.
“Davvero? Bene, d’ora in avanti lavati le mani prima di metterle sul mio piano (…)”.

Questa notte mi ha aperto gli occhi
(tit. originale The dwarves of death)
Jonathan Coe
Traduzione di Mariagiulia Castagnone
Polillo Editore, Milano, 1996 (1990 1 edizione inglese)- edito anche da Feltrinelli
182 pp.

Genere romanzo
Citazioni letterarie Essere e nulla (Sartre), Ricerca del tempo perduto (Proust)
Citazioni musicali Andrew Lloyd Weber, Puccini, Prokofiev, Debussy, Cole Porter, Art Blakey, Elvin Jones, Tony Williams, Jack DeJohnette, Damned, The Vibrators, Jam, Buzzcocks, Adverts, Siouxsie, Clash, Slits, Jam, Subway Sect, X-Ray Spex, Rezillos, Alternative TV, Stiff Little Fingers, Desperate Bycicle, XTC, 999, Slaughter and the Dogs, Dwarves of Death (dai Damned fino a questo punto sono tutte punk band , i Dwarves of Death non esistono ma i Dwarves sì!), My Funny Valentine, I’m beginning to see the light e altri canzoni da piano bar, Vladimir Ashkenazy (Al chiaro di luna), John McLennan (The Sailor’s Longing)
Ambientato a Londra, in un tempo non precisato ma si capisce che è negli anni ‘80
In poche parole musicale, leggero e ironico

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