Io, Luino e Piero Chiara

Luino e Piero Chiara: si tratta di un binomio imprescindibile, a cui l’autore teneva tantissimo, tanto è vero che in tutte le sue biografie, la cittadina sul Lago Maggiore è considerata alla base della sua attività di narratore.  

Ma Luino non è semplicemente il “paradigma” della vita di provincia, Luino è Luino! È proprio “lei”!
L’aspetto che trovo  notevole e sorprendente,  e che rimane a dispetto degli anni che passano, è che  Luino non è cambiata, è ancora la stessa nei suoi tanti angoli descritti amorevolmente da Piero Chiara (peccato solo per i platani del lungolago, che si sono dovuti abbattere per motivi di salute ..però ora al loro posto ci sono dei tigli che in autunno hanno dei colori spettacolari!).

Questo post voglio scriverlo in prima persona, perché desidero esprimere un’opinione squisitamente personale su Piero Chiara, e non vorrei infastidire qualcuno, più informato di me, andando contro l’opinione comune sull’autore,  che rimane – e ne condivido il giudizio – maestro indiscusso del racconto e della grande capacità di tratteggiare i personaggi.

Ecco alcune foto di Alessandro Bordin che mi ritraggono in alcuni dei posti di Luino citati da Piero Chiara. 

Leggere i libri di Piero Chiara, significa per me – spesso –  rivedere Luino, e altri paesi dei dintorni, con i suoi occhi: è il lago Maggiore a fare da scenografia alle avventure dei suoi personaggi.

Per ora, ho ritrovato Luino in: “Il piatto piange”, “La spartizione”, “La stanza del Vescovo”

► Leggi tutti gli articoli scritti su Piero Chiara…sapevi che era anche un appassionato d’arte?

Da Cesare Zavattini è stato definito “il mago del lago”, e la definizione gli calza a pennello.
E così, intanto che scorro le pagine dei suoi libri, mi affeziono ancora di più ai posti che già mi sono famigliari.

Confesso, che di Chiara preferisco di gran lunga il modo con cui descrive i paesaggi, i luoghi e i dipinti, piuttosto che il modo con cui descrive le persone.
I protagonisti di molte delle sue storie non brillano mai di particolari qualità, anzi, nel corso della storia, siamo portati a maturare, sul loro conto, un’opinione via via più negativa.
Non che Chiara esprima mai un giudizio netto su quello che fanno, ma è il tenore delle loro azioni a portarci a formulare dei giudizi poco lusinghieri. E Chiara non fa nulla per farci cambiare idea, anzi, sembra prenderci gusto ad aggiungere ad ogni pagina dei particolari ancora più scabrosi, solleticando in noi quella “pruderie” al limite del morboso.
Contadini e avvocati, soldati e medici, giocatori e commercianti, mariti e mogli, si rivelano tutti indistintamente faccendieri che si arrabattano in questioni che appaiono ridicole e avvilenti e che tuttavia ci smuovono qualcosa dentro.
La loro affannosa ricerca di piaceri finisce con il creare, nel lettore, un certo disagio unito alla curiosità – parimenti morbosa di quella dei personaggi del libro – a sapere come andrà a finire.
Il gioco che Chiara è abile nel costruire intrappola il lettore stesso, che si riscoprirà essere non meno piccolo e abbietto, nell’interessarsi di quegli stessi personaggi che si ritrova a criticare e a biasimare!
Un po’ come accade, ai giorni nostri, quando scorriamo i profili dei nostri amici di Facebook, e indugiamo nel curiosare tra le loro fotografie o i loro post più personali e intimi, salvo poi sbottare con un “ma che scemate!” – però intanto abbiamo letto, commentato e passato una buona mezz’ora a farci gli affari degli altri, abbassandosi al loro livello, anzi, scendendo anche qualche gradino più sotto.
Detto questo, a parere mio hanno invece un tenore molto più edificante, le parti di testo che riguardano i posti da lui frequentati e amati, vale a dire che suscitano nel lettore la voglia di conoscerli – se non li conosce – o di ritornare, appunto, a guardarli con occhi nuovi.

Ecco un passo della biografia breve di Piero Chiara pubblicata al termine del racconto “Il Ponte di Queensboro”, che testimonia il suo incancellabile affetto per Luino. Il figlio Marco Chiara nel 1998 ha donato l’intero fondo letterario  al Comune di Luino

PIERO CHIARA è nato nel 1913 a Luino, sul Lago Maggiore, cittadina in cui l’autore ha vissuto lunghi anni e intorno alla quale è imperniata tutta la sua attività di narratore.
In gioventù fu per anni funzionario dell’Amministrazione della Giustizia.
Questa sua carica, come egli stesso afferma, lo ha “trascinato nelle preture, in circa diecimila processi” e gli ha fatto passare “qualche ora ogni settimana nelle carceri per interrogatori, nelle campagne per sopralluoghi, rimozioni di cadaveri, autopsie e disseppellimenti”.
Considerato elemento sospetto dal fascismo fin dal 1933, nel 1943 fu accusato di attività sovversiva.
Condannato dal Tribunale Speciale a quindici anni di carcere, riuscì a fuggire in Svizzera dove insegnò nel liceo italiano di Zurigo. Nel dopoguerra ha svolto varie attività, quella di giornalista, di curatore di testi, di traduttore e infine si è dedicato esclusivamente alla letteratura, nella quale aveva esordito nel 1945 con la pubblicazione di un volume di poesie.
Ha raggiunto la notorietà nel 1962 con il volume di racconti
“Il piatto piange” (…).