Villa Macchi a Morazzone: sotto la polvere, un tesoro tutto da valorizzare

Morazzone è un piccolo Comune disposto su di una collina, a pochi chilometri da Varese, noto soprattutto per il pittore omonimo e per il vino che qui viene prodotto. Ma tra pochi anni ci sarà un elemento in più a dare lustro al paese: la Villa Macchi lasciata in eredità al Fai.

L’amore del Fai per la bellezza storica e ambientale italiana, lo conosciamo bene qui in territorio varesino: sono gestite dalla storica associazione delle realtà museali note ormai a livello nazionale se non europeo e mondiale.
Fa parte di un bene Unesco, infatti,  il Monastero di Torba a Gornate Olona, gestito dal Fai.
Ma sotto la sua gestione ci sono anche la Villa Panza a Varese, sede di una prestigiosa collezione di dipinti americani, e la deliziosa Villa Bozzolo a Casalzuigno, e poco distanti altri piccoli gioielli che fanno impazzire i tanti turisti che arrivano da noi, da Milano e dal nord Europa.
Ad essi, si aggiungerà la casa di Maria Luisa Macchi, una signora benestante che non si volle mai sposare e che la abitò, con i genitori, fino agli anni Settanta. La signora aveva un carattere schivo ed era poco conosciuta in paese, e frequentava solo la sua ristretta cerchia famigliare. Abitò per molti anni quella casa in completa solitudine, in compagnia solamente di qualche animale domestico. Ma quando poi, ad un certo punto, si rese conto di non essere più in grado di gestirsi in autonomia, si trasferì volontariamente in una casa di riposo e lì trascorse gli ultimi anni della sua vita.
La notizia del lascito al Fai lasciò di sorpresa la stessa dirigenza del Fai, che non conoscendo direttamente la signora, non si aspettavano un “regalo” del genere.
La signora, assieme alla casa, lasciò in eredità anche una discreta somma in danaro per provvedere al necessario restauro, somma che però è risultata subito insufficiente per dare seguito al suo proposito.
Sono infatti necessari lavori di consolidamento della struttura (ci sono parti pericolanti, pavimenti sfondati) e di adeguamento alle necessarie norme di sicurezza, obbligatorie in spazi aperti al pubblico.

Il posto è interessante non tanto per il livello artistico – non ci sono al suo interno arredi o quadri che abbiano un effettivo valore monetario – quanto per il valore storico. I mobili, i rivestimenti, ciascuno degli oggetti che emergono dalla polvere degli anni, restituiscono il fascino delle case borghesi lombarde del primo Novecento.

Ci sono letti alti e stretti coperti da pesanti broccati orlati di passamanerie, stampe inglesi di caccia e vecchie foto di famiglia incorniciate appese un po’ dappertutto, televisori grigi e ingombranti appoggiati come soprammobili accanto ad anfore ed oggetti in peltro, e naturalmente non mancano i classici “servizi della nonna” con tazzine e teiere decorate a fiori dai colori sgargianti.
È stata la grande presenza di suppellettili, così tipiche di un certo gusto da “piccolo mondo antico” delle famiglie benestanti del nord Italia, che ha convinto il Fai a prendersi carico della Villa e di fare le opportune valutazioni per sfruttarne l’intero potenziale.
In accordo con il Comune e la Regione Lombardia, si è deciso di fare di Casa Macchi il fulcro di un rilancio complessivo del centro storico di Morazzone. I soldi da investire sono tanti (si parla di 2 milioni di euro), ma c’è da scommettere che ci sarà un ritorno importante, su vari fronti.
Il restauro di Villa Macchi sarà solo uno dei tanti tasselli che completeranno il mosaico di una rivalutazione complessiva dell’area, tale da catturare le attenzioni di un certo tipo di turismo culturale e sostenibile.

Le foto sono state scattate in occasione dell’apertura straordinaria della Villa nelle Giornate Fai di Primavera 2018

Villa Macchi a Morazzone
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