Anna Piaggi e la nascita del Made in Italy

Un personaggio chiave per la nascita del “Made in Italy”, così come lo intendiamo noi oggi, è stata Anna Piaggi, giornalista di moda attiva a Milano tra gli anni Sessanta e fino agli anni Ottanta inoltrati. Conosciamola meglio.

Anna Piaggi ( (22 marzo 1931 – 7 agosto 2012) è stata una dei personaggi chiave della moda italiana, sia per quello che ha scritto, in veste di giornalista e di divulgatrice, sia per quello che ha trasmesso e rappresentato, in termini di passione e di creatività.

Ultimamente, le è stato dedicato un documentario per la regia di Alina Marazzi disponibile su Prime Video 

Impossibile non ricordare Anna Piaggi! Alla Piaggi piaceva essere eccentrica: a tutti rimane impressa per il suo modo di vestire fuori da tutti i canoni della normalità, per via dei cappelli estrosi, il ciuffo blu, il trucco pesante, ma a lei si deve soprattutto il debito di tante bellissime pagine sulle sfilate e sugli stilisti nei più importanti fashion magazine dell’epoca, tutti con base a Milano.
È stata lei a intuire, per prima, la novità e la genialità dei Missoni, di Armani, Ferrè e Versace, Krizia, Albini e più di tutto il fascino del vintage, che prima non esisteva nemmeno come concetto.

“Sembrano cose crudeli ma, in realtà , la moda è questo. È immagine, visione, visibilità . Nel nostro mondo tutto è passeggero, anche le amicizie e le inimicizie; si scopre il vintage e adesso tutto è ormai vintage, anche le collezioni di una stagione fa. Un tempo erano i vestiti ad avere un’identità  precisa, oggi, invece, gli abiti sono intercambiabili mentre gli accessori sono diventati più leggibili, anche come status. Sono le scarpe di Prada, le borse di Vuitton o quelle con la doppia G ad avere un’identità  precisa”

La Piaggi ha scritto 6500 pagine sul mondo della moda che sono ormai un “cult book”, un patrimonio da conservare e da catalogare, affinché le sue idee e i suoi cimeli non vadano dispersi ma anzi possano servire da ispirazione per altre persone che hanno la sua stessa passione.

Se Milano è diventata capitale della moda, non solo italiana, non solo europea, ma internazionale, è anche merito della signora Piaggi: per questo motivo, ha avuto l’onore (e finora è stata l’unica giornalista italiana) di avere una mostra interamente dedicata alla sua attività, da parte del Victoria & Albert Museum di Londra, nel 2006.

Il suo guardaroba si compone di 932 cappelli, 265 paia di scarpe, 2865 vestiti e 31 boa di piume: e ciascuno di questi oggetti è, nel suo piccolo, il microcosmo di una delle tante realtà che la Piaggi esplorava.

Lei si divertiva a mescolare i vestiti così come un pittore si può divertire a mescolare i colori sulla tavolozza prima e sulla tela poi: nei documentari a lei dedicati, si capisce molta bene questa sua particolarità. Niente era lasciato al caso, ed ogni suo cambio d’abito corrispondeva ad una vera e propria performance artistica, anche se era lei la prima a schernirsi e a considerarlo solo un gioco.

Anna Piaggi era amica di molti stilisti, il suo prediletto era però Karl Lagerfeld, che le dedica un intero libro di disegni. Di lei, il francese ha sempre detto che era la sua musa ispiratrice.

Non che Karl fosse ipocrita con lei, se è vero che una volta ebbe a dire che: ““Essere una donna grafica è qualità che non dipende dalla bellezza o dalla giovinezza – precisa Lagerfeld –
Anna non è carina… è peggio. Nel vestirsi crea un’immagine: non provoca mai, ma evoca. Un vestito su di lei e il suo modo sereno e distaccato di indossarlo creano atmosfera. I disegni che la raccontano sono la sua cronaca: ma in Anna non c’è niente di anacronistico.”

A partire dal loro primo incontro, nel 1974, e per almeno i dieci anni successivi, Lagerfeld e Piaggi furono inseparabili, e lo stilista traeva linfa per la sua ispirazione da come la giornalista si vestiva e commentava i suoi vestiti: “Lei é una grande performer e nello stesso tempo anche una grande ideatrice”, come a dire che si poteva tranquillamente parlare di lei come un’artista a 360 gradi.
L’eredità del loro sodalizio si è materializzata in due splendidi libri illustrati, con tanti bozzetti disegnati da lui che la ritraggono nei suoi vestiti più fantasiosi.

Altre due importanti figure maschili, che le furono sempre a fianco, furono il marito Alfa Castaldi e l’amico Vernon Lambert (1937-1992) . Quest’ultimo era un dandy australiano, commerciante di vestiti antichi, conosciuto a Londra, che per lei si trasferì a Milano per condividere la comune passione per i vestiti e per la storia del costume. I tre uscivano spesso insieme, li si poteva trovare insieme a vedere le sfilate così come in qualche viaggio per lavoro o per piacere.
Ad ogni sfilata, era la giornalista più invitata ed acclamata, faceva lei stessa spettacolo con il suo abbigliamento eccentrico e la sua capacità di intuire quali sarebbero state le tendenze fashion degli anni a venire, sulla base di quello che aveva già visto, studiato e …indossato lei stessa! In questo ambito, aveva l’appoggio e l’influsso sia di Vernon che di Alfa.

Lambert era in grado di riconoscere ad una sola occhiata, un vestito Dior piuttosto che un Lanvin (un’antica Maison sartoriale francese). A Londra i due fashionisti setacciavano i mercatini di Bermondsey, Portobello Road and Petticoat Lane per trovare i capi più curiosi, non per esporli in un museo ma per indossarli, con abbinamenti imprevedibili e bizzarri.
Sarà forse per questo, che lei ebbe a dichiarare, in un’intervista, di non aver mai desiderato indossare nessuno dei tanti vestiti viste alle sfilate…preferiva quelli scelti, con cognizione di causa, insieme all’amico intenditore.
Di moda, poteva parlare anche con il marito Alfa, anzi è stato proprio lui a introdurla in questo mondo così particolare e creativo.

Alfa Castaldi (1926-1995) è stata una delle figure chiavi della fotografia di moda italiana. Ha cominciato la sua carriera negli anni Cinquanta, in una Milano del dopoguerra ricca di fermento e di stimoli culturali.

Era amico di Ugo Mulas, Cesare Peverelli, Guido e Sandro Somarè e frequentava il Bar Giamaica a Brera, ritrovo di artisti e bohemiens. Castaldi era laureato in storia dell’arte (era l’allievo prediletto di Longhi all’Università di Firenze), ma gli interessava di più l’ambiente della moda e dell’editoria, sicché iniziò presto a collaborare con diverse riviste dell’epoca. Alfa realizzava fotografie un po’ di tutti i generi, dai reportage di cronaca a foto di architettura, da ritratti a nudi artistici.
Alfa incontrò Anna in un’occasione di lavoro, lei svolgeva lavori di traduzione per la Mondadori. I due finirono con lo sposarsi a New York, e una volta tornati a Milano, anche Anna si convinse ad esplorare quel mondo nuovo che si stava affermando.
Alfa aprì uno studio di fotografia insieme ad Anna, e fu così che la coppia inizia un lavoro a 4 mani per le principali testate di moda, da Vogue Italia ad Arianna e più tardi alle riviste del gruppo Mondadori Amica, Panorama ed Espresso. Ma accanto ad una fotografia più convenzionale, per volontà della committenza, Alfa diventa sempre più sperimentale, cominciando a realizzare still life atipiche e collage di spirito cubista, assemblando oggetti e vestiti un po’ come facevano Picasso e Juan Gris in pittura.
Alfa pubblicò due libri, sempre sulla moda dell’epoca: “Mass moda” con Adriana Mulassano nel 1979 e “L’Italia della Moda” con Silvia Giacomoni nel 1984.

Da lì alla pubblicità il passo era breve, ed infatti in breve tempo arrivarono anche lavori su commissione, campagne pubblicitarie per i principali astri emergenti quali Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Fendi, Gianfranco Ferré, Karl Lagerfield e Ottavio e Rosita Missoni.

Anna Piaggi lavorò a lungo per la rivista Vogue in edizione italiana, come giornalista free-lance, dal 1969 fino al 1988. Il lavoro che si ricorda di più, per Vogue, consiste nelle doppie pagine illustrate, chiamate D.P. , in cui ogni mese insieme al marito Alfa Castaldi analizzava un evento, un accessorio, un capo di abbigliamento o uno stile, mescolando testi e grafica, il tutto con estrema originalità e suscitando apprezzamenti dai giornalisti di tutto il mondo. Queste D.P. Vennero poi raccolte e pubblicate sul libro “Fashion Algebra” (1989), oggi diventato un oggetto da collezionismo.

Il Victoria & Albert museum di Londra ha organizzato una mostra a lei dedicata che ha riscosso molto successo di pubblico, con i disegni e i costumi da lei posseduti, tra cui capi di Balenciaga, Fendi, Galliano and Poiret. Anna era molto refrattaria alle spiegazioni, e non ha mai lasciato testi esaurienti sulla sua poetica, anche se rimane abbastanza evidente che sfruttasse ogni occasione, ogni evento pubblico, per comunicare con il suo abito oltre che attraverso la sua macchina da scrivere. In mostra si potevano vedere anche i disegni fatti per lei da Karl Lagerfeld e Antonio Lopez,
e un tableau tridimensionale realizzato da Richard Gray, un illustratore inglese. A curare la mostra intervennero diversi suoi collaboratori tra cui Luca Stoppini, art director di Vogue Italia.

I mass moda. Fatti personaggi dell'Italian Look
  • Adriana Mulassano - Alfa Castaldi (Author)

Ultimo aggiornamento 2021-10-19 / da www.amazon.it. Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API