E voilà, gli ormai rarissimi tetti di paglia dei Centocampi

Quando l’utile e il bello si incontrano, nascono sempre realtà che meritano di essere ricordate, conservate e riprodotte: come le case con il tetto di paglia di segale, che ancora oggi sono visibili nel Gambarogno, nell’alpeggio dei Centocampi sui Monti di Caviano. 

Nella nostra zona sembra impensabile che esistano costruzioni con il tetto di paglia di segale, prima di tutto perché la segale l’avevamo data per scomparsa, e poi perché non si riesce a capire come faccia a proteggere dalla pioggia una copertura di questo tipo.

Eppure nel medioevo questo tipo di costruzioni c’erano, ed erano piuttosto diffuse, e  continuarono a essere presenti fino all’Ottocento, quando a causa dei ripetuti incendi ne venne proibita la realizzazione.
La presenza dei tetti di paglia ai Centocampi è registrata fino al 2° dopoguerra, per coprire stalle e fienili.

I tetti di paglia sono tipici di diverse architetture europee, soprattutto delle isole britanniche, ma anche della Sicilia e della Polonia.
La paglia è un materiale facilmente reperibile, leggero, impermeabile molto di più di quello che si pensa.  Ecco perché se ne faceva uso soprattutto nelle isole, dove il problema dei trasporti è particolarmente sentito. L’unico inconveniente era l’infiammabilità, certamente, ma i contadini avevano pensato anche a questo, e difatti realizzavano le strutture di sostegno in legno di castagno, mentre utilizzavano, per legare insieme le fascine di paglia, del legno di betulla.  In presenza di fiamma, la betulla brucia prima del castagno, in questo modo il sostegno della copertura brucia e cade prima di trasmettere la fiamma alle travi.
Di recente, un certo tipo di architettura country e sostenibile  ha riportato in auge il tetto di paglia, opportunamente impermeabilizzato e trattato in modo da non essere infiammabile.

La possibilità di vedere ancora una costruzione del genere esiste , a patto di essere disposti a camminare di buona lena per un paio di ore. Un esemplare ben restaurato e corredato da vari pannelli didattici è presente ai Centocampi, presso i Monti di Caviano.

Centocampi, lo dice il nome, è una bell’altopiano agricolo che si apre, alla fine di una mulattiera piuttosto ripida che parte da Caviano, a 5 minuti d’auto da Zenna, al confine tra Italia e Svizzera.
L’area  in passato era interamente coltivata a segale, che forniva pane alla gente, e appunto paglia per i tetti.   Poi per molti anni, dagli anni ’40 e fino agli anni ’70, la zona rimase abbandonata, e con essa anche le antiche cascine. Nel 1975, ci tornò ad abitare e lavorare Walter Keller, carpentiere e contadino.  Una decina di anni dopo, il responsabile dell’Ente turistico del Gambarogno, Nicola Nussbaum, insieme all’agricoltore Christian Spiller, riuscirono a riportare ai Centocampi centinaia di covoni di segale e ricostruire, insieme a Keller, due cascine esattamente uguali a quelle tipiche di cent’anni prima.

Ora, per motivi pratici, una delle due cascine è ricoperta da semplici lamiere, mentre l’altra presenta la bella e tipica copertura di paglia.
Le falde del tetto sono molto ripide per consentire a neve e pioggia di scorrere velocemente.

Si tratta di una copertura che va sostituita ogni anno, e per questo motivo una parte del terreno è ritornata a essere coltivata a segale, come una volta.
Le cascine sono realizzate con muri a secco, utilizzando la pietra locale ma senza l’impiego della calce.

Per iniziativa dell’Ente Turistico ticinese, bambini e adulti possono capire, grazie alla presenza di dettagliati pannelli didattici, come vivevano i contadini di una volta, e apprezzare tutto l’ingegno e la sapienza estetica che sottendono a un simile esempio di architettura.

Centocampi (Letto sui tabelloni del posto)

La leggenda narra della scommessa fatta fra il diavolo e un contadino che sosteneva di essere in grado di vangare in una sola notte i ripidi pendii dei Monti di Caviano. Sembra che il contadino alla fine sia uscito vincitore. Stadi fatto che anche oggi il maggengo a monte del paese di Caviano si presenta come un’ordinata scalinata di terrazzi, rivestiti da prati, una vera e propria oasi tra i fitti boschi circostanti.
Da qui gli deriva il nome di Centocampi.
Situate a 695 s.l.m. il nucleo di case, in gran parte ristrutturate, costituiva un tempo la prima tradizionale tappa della transumanza stagionale verso gli alpeggi. Su questo maggengo abita tutto l’anno la famiglia Keller, che si dedica a tempo pieno alla sua cura. Oltre all’attività di allevatore – sui Centocampi pascolano una decina id mucche grigie (razza molto rara in Svizzera), alcune pecore e capre – Walter Keller opera una vera e propria azione di ripristino ambientale strappando i campi al bosco e sistemando i terrazzi, restaurando vecchie baite.
Una di esse, restaurata dall’Ente Turistico del Gambarogno, mostra ancora la sua originale copertura in paglia di segale, un tempo comune anche alle altre.
Per poterla mantenere, con funzione anche didattica, è stata reintrodotta la coltivazione della segale da cui si preparano le fascine di copertura del tetto.

Centocampi ai Monti di Caviano

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