Ecco le principali location di Rocco Schiavone ad Aosta

Alzi la mano chi, dopo avere visto in televisione Rocco Schiavone, vuole andare ad Aosta! Questo articolo è per voi, ricco di tantissime fotografie per farvi intuire la particolarità del posto, e di farvelo apprezzare persino durante una giornata nuvolosa o di pioggia (magari esclamando scherzosamente, come il nostro amato vicequestore: “che tempo di ….!!!”).


La curiosità è venuta a noi per primi, proprio dopo avere visto in tv qualche puntata del telefilm. Pur abitando nel nord Italia, sul Lago Maggiore, e pur avendo sfiorato Aosta in diverse occasioni, per andare a Cormayeur oppure per visitare il Castello di Fenis, e il Forte di Bard, non ci era mai venuto in mente che Aosta fosse una cittadina ricca di storia degna di una visita approfondita. Ma l’affetto per il protagonista impersonato da Marco Giallini, cresciuto via via che si guardavano gli episodi, e l’amore per le atmosfere gotiche della sapiente prima regia di Michele Soavi, che di fatto ha “impostato” il lavoro dei registi successivi, ci hanno convinto a dedicare un intero weekend alla scoperta dei luoghi “schiavoniani”.

Marco Giallini e sullo sfondo i due campanili della cattedrale di Aosta

Cercando di individuare, appellandoci alla memoria, tutti gli scenari che hanno fatto da sfondo alle varie puntate di Rocco Schiavone, abbiamo trovato tanti altri angoli di rara bellezza! Dunque, il consiglio è di andarci il primo possibile!

Rocco Schiavone è il protagonista dei romanzi polizieschi di Antonio Manzini, editi da Sellerio.
Tutti gli episodi sono tratti dai libri omonimi; la sceneggiatura è stata affidata all’autore, che tra l’altro ha anche esperienze come regista e attore.
Il vicequestore Schiavone è un personaggio ruvido, romano fino al midollo, che si ritrova a dover svolgere le sue funzioni ad Aosta, città nella quale è stato trasferito per motivi disciplinari.

Aosta, soprattutto nei primi episodi, appare glaciale e imperturbabile – esattamente come Rocco – ma da subito con una spiccata personalità.
Scopriremo poi, puntata dopo puntata, che Aosta è una “piccola Roma delle Alpi”, con inquadrature suggestive sul Teatro Romano, sulla Porta Pretoria, sull’Arco Romano e su altri monumenti degni di nota.

L’antica e piccola “Augusta Praetoria” – di poco più di 30 mila abitanti – è puntellata di rovine e di tracce degli antichi fasti che la rendono singolare e atipica. Nell’accento degli abitanti, e in certi vezzi architettonici, si intuisce il retaggio piemontese e francese, ma nei materiali e nelle costruzioni c’è tutta la praticità e il rigore che si devono adottare in una zona alpina, caratterizzata da tanta neve e tanto freddo, anche nei mesi estivi. Ecco spiegata la lunga serie di portici e un’intera passeggiata sotterranea, voluta dai dominatori latini (il Criptoportico). Ma c’è anche una “morbidezza” ed un’umanità tutta italiana, nell’accogliere i forestieri, che rimanda inequivocabilmente al nostro essere latini e ospitali, che si riscontra nella golosità della sua cucina, ma anche in tanti dipinti votivi nelle diverse chiese del centro.
Sicché, vien perfino da constatare che la banda dei “romani” capeggiata da Rocco ma formata anche dai fedeli amici di sempre – Sebastiano, Furio, Brizio e Adele – non fanno altro che rinsaldare un legame che c’è sempre stato tra il capoluogo di montagna e la capitale.
Una sorta di “amore/odio” che si risolve in un reciproco arricchimento da entrambe le parti.
Perché Rocco è sì un personaggio ruvido, cinico, irrispettoso delle leggi e delle normali convenzioni sociali, ma sa anche essere generoso e paterno, con le persone che lui giudica positivamente.

La visita ai luoghi di Rocco Schiavone possono anche far capire al turista, ignaro fino al giorno prima della bellezza che avrebbe incontrato sul suo cammino, di quanta professionalità ci possa essere dietro a una fiction.
E di quanta passione ci debba stare, dietro ad ogni inquadratura o ad ogni musica di accompagnamento, per trasmettere quel misto di inquietudine e di curiosità che incolla lo spettatore al piccolo schermo dall’inizio alla fine dello sceneggiato.

Michele Soavi, il regista della prima serie, ha spiegato bene le sue intenzioni di raffigurare Schiavone come un Angelo caduto.

“Leggendo i romanzi di Antonio Manzini la prima illuminazione visiva è stata quella di un western moderno. Gotico. Era una sfida al di fuori degli schemi, mettere in scena un personaggio scomodo, politicamente scorretto e affascinante. Personaggi come usciti dai dipinti di Gaspar Friedrich, dove la natura è così forte da rendere desolato l’essere umano. Questa desolazione è l’anima di Rocco Schiavone, costretto a convivere con il suo mal di esistere. Un essere macchiato che continua a macchiarsi per riuscire ad arrivare alla verità. Un cowboy senza pistola più infernale di un bandito e giudice supremo delle ingiustizie. Un antieroe in loden svolazzante, fedele a se stesso”.

Una visita ad Aosta alla scoperta delle location dello sceneggiato “Rocco Schiavone”

Teatro Romano di Aosta

Le rovine del grande Teatro fanno da fondale alle scene più intimistiche della serie, quando Rocco dialoga con la moglie defunta, Marina, o quando ripercorre, con la memoria, alcuni episodi del suo passato più cupo.
La particolarità di questa costruzione è quella di essere stata, un tempo, coperta, a differenza dei teatri classici che si possono vedere in zone più mediterranee e calde.
Il grande muro che si vede in tante scene del telefilm, l’unico ancora a essere rimasto in piedi, è tripartito in 4 diversi ordini di arcate, di varia altezza e ampiezza, e gli studiosi hanno ipotizzato che, un tempo, assieme ad altri 3 disposti a rettangolo, avesse lo scopo di sostenere una copertura in legno.

Alla scoperta dei luoghi di Rocco Schiavone – Teatro romano di Aosta

Chiostro della Chiesa di Sant’Orso ad Aosta

Il chiostro è ben conservato e comprende un colonnato di forma rettangolare, formato da colonne angolari e da pilastri binati sormontati da capitelli, scolpiti con scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. L’immaginario iconografico è quello tipico del Medievo, con animali fantastici, scene di santi e soggetti moraleggianti di cultura pagana. I capitelli sono neri perché dipinti con vernice nera, il materiale sottostante è il marmo bianco. Forse la pittura aveva lo scopo di impermeabilizzare i manufatti, ma oggi l’effetto – sfruttato anche dal regista Soavi per drammatizzare la confessione di un marito violento, nel secondo episodio della I serie “Costola di Adamo” – è quello di fornire un’aura molto severa, simbolo di penitenza e di mortificazione della carne.

Chiostro di Sant’Orso: qui il nostro Rocco Schiavone ha schiaffeggiato un marito violento

Piazza Chanoux ad Aosta

Sotto i portici dell’Hotel de Ville c’è il Caffè Nazionale, in questo periodo chiuso per restauri.
Ai tavolini del Caffè si vede spesso Rocco a fare colazione o a prendere l’aperitivo, da solo, con i colleghi o in compagnia di belle donne, desiderose di fare colpo su di lui.
La piazza è ampia e di gusto francese, il Municipio ha una bella facciata neoclassica, con la copertura tipica aostana realizzata con lastre di ardesia, piode, qui dette “lose” (dal celtico o dal provenzale “lausa”).

Piazza Chanoux: peccato che il bar in questo momento sia chiuso per ristrutturazione!

Porta Pretoria ad Aosta

Sotto la grandiosa porta doppia romana, a tre fornici, viene spesso ripreso Rocco mentre passeggia o porta a spasso il cagnolino Lupa, di notte. Il contrasto tra l’antico della costruzione e il moderno della passerella in acciaio, realizzata per compensare il divario tra la base della porta e il livello della strada attuale, è valorizzato spesso dalla fotografia della fiction, attenta ai chiaroscuri e alla geometria formale.

La Porta Pretoria è un vero e proprio gioiello architettonico

Arco di Augusto ad Aosta

L’arco è piuttosto semplice ma di grande impatto, di severa imponenza. È ad un solo fornice a tutto sesto, e aveva lo scopo dichiarato di celebrare Augusto, vincitore sopra i Salassi nel 25 a.C.

Criptoportico forense

Accanto alla Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, c’è un passaggio che permette di accedere al Criptoportico, una sorta di passaggio sotterraneo formato da due gallerie parallele con volta a botte, sostenute da imponenti pilastri in travertino. Gli studiosi ipotizzano che fosse il prolungamento del porticato del Foro, realizzato in modo da permettere il riparo dalla neve e dalla pioggia d’inverno. In questo suggestivo scenario, si vede spesso Schiavone confabulare con i colleghi o i suoi superiori.

Suggestivo e quasi metafisico, il criptoportico è realizzato in travertino, un materiale tipicamente romano come il nostro Rocco

Via Sant’Anselmo

È la via principale della città, il decumano massimo, lungo la quale si vede spesso camminare il vicequestore, di notte. La via in questo periodo è interamente pedonale, occupata da tavolini all’aperto e bancarelle di ogni tipo.

L’area pedonale in centro ad Aosta

Questura di Aosta

La location per la Questura è, in realtà, un bar all’interno del cementificio di Cogne. All’area si può accedere liberamente. Quando siamo andati noi, l’attività era chiusa, ma forse solo perché era di domenica. A parte la targa, il tettuccio in legno (dove Rocco fuma e si nasconde dagli scocciatori)  le bandiere e pochi altri elementi, che ovviamente fanno parte della scenografia, la struttura in legno scuro con le grandi vetrate e il grande parcheggio, è proprio quella che vediamo in tutte le puntate della serie!

La Questura di Rocco Schiavone ad Aosta

Ecco più di 50 fotografie di Aosta, sempre con un riguardo particolare per le location della serie Rocco Schiavone

Oltre che nel capoluogo, ci sono ambientazioni in diverse altre località della Val d’Aosta: Saint-Vincent, Ayas, Cogne, Courmayeur, il Dente e il Colle del Gigante, Rhêmes, Pila, Saint-Rhémy-en-Bosses, Pré-Saint-Didier, Valpelline, Saint-Nicolas, Valsavarenche, Leverogne (Arvier), Sarre. Prendiamo l’appunto per tornarci ancora, prossimamente!