I borghi più belli della Val Veddasca da visitare a ottobre

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I borghi più belli della Val Veddasca da visitare a ottobre

L’autunno, insieme alla primavera, sono le stagioni migliori per fare lunghe camminate nei boschi della Val Veddasca, in provincia di Varese, e per esplorare i suoi piccoli borghi di case in pietra. Oggi vogliamo parlarvi di Campagnano, Musignano e Cadero.

 

Le temperature sono miti, a settembre e ottobre, sui venti gradi, intorno ad un’altitudine media di 600-800 metri, così non c’è così il rischio di sudare troppo o peggio ancora di prendersi un colpo di sole. Gli alberi dalla chioma verde cominciano a tingersi di giallo, rosso e bruno, formando incantevoli macchie di colori a contrasto. Sono soprattutto robinie, castagni, noccioli e più in alto faggi e betulle.  Inoltre, se ci si inoltra più in su, verso Indemini e l’Alpe di Neggia, si può arrivare attraverso facili passeggiate, all’interno di faggeti e abetaie, su mulattiere e sentieri protetti fin sul monte Tamaro, Gradiccioli  o esplorare in lungo e in largo il Gambarogno, con bellissimi scorci sul Lago Maggiore. Qua arriviamo ad un altitudine che varia dai 1000 ai 1400 metri, una “media montagna” che per una veloce gita domenicale è perfetta, senza fare levatacce mattutine. Se volete portarvi il pranzo al sacco, avrete a disposizione panchine e tavoli all’ombra per fare un bel pic nic, nei posti più strategici di ogni paese, dove spesso ci sono anche delle fontane di acqua corrente. I sentieri sono tutti riconoscibili attraverso la segnaletica bianco rossa predisposta dal Cai e dalla provincia, dunque il rischio di perdersi è praticamente nullo. Potete portare i vostri cagnolini senza nessun problema, unica avvertenza è quella di tenerli al guinzaglio per non disturbare la fauna selvatica costituita soprattutto da cervi, cinghiali, volpi, mufloni e scoiattoli.  Queste sono zone anche molto apprezzate dai cercatori di funghi e di castagne, in quanto i numerosi boschi offrono l’ambiente adatto alla crescita degli amati boleti.

Se volete cimentarvi e diventare, almeno per un giorno, dei “fungiatt”,  qui abbiamo scritto una guida apposta, mentre qui trovate la guida sui posti dove crescono i castagni nel Varesotto e dove troverete tanti ricci e tante buone castagne da arrostire sul fuoco.

Ma per ogni bosco che esplorate, c’è anche un borgo dove fermarvi per prendere un caffè o bere un bicchiere di vino, o anche mangiare a pranzo o a cena in un “circolino” di paese o in un agriturismo nelle vicinanze. I borghi della Val Veddasca sono disseminati lungo tutto la valle che guarda direttamente al Lago Maggiore: ci sono paesetti arroccati sulle alture che fanno da veri e propri balconi sul lago, come Campagnano e Sarangio, e paesetti un po’ più arretrati, come Garabiolo, Musignano e Cadero, dove la vista dello specchio blu c’è lo stesso, ma un po’ più da lontano. Graglio e Armio sono i paesi che più si addentrano nella Val Veddasca, insieme a Biogno e Indemini, ma non per questo hanno meno fascino, dal momento che possono vantare una storia secolare e tempi in cui esistevano scuole e alberghi di grido. Molti non lo sanno, ma Armio ad esempio era famosa perché veniva scelto come località di villeggiatura soprattutto invernale, dove si poteva praticare lo sci e andare sulle slitte con i bambini. Ancora oggi all’Alpe di Neggia, quando l’inverno regala neve e freddo – oramai la neve è un piccolo grande dono che non sempre abbiamo la fortuna di ricevere, visti i cambiamenti climatici in atto – entra anche in funzione una sciovia.

Ognuno di questi paesi ha la sua particolarità…oggi cominciamo a parlare di Campagnano, Musignano e Cadero.

Campagnano, il borgo sospeso tra lago e montagne

Arroccato a oltre 600 metri di quota, Campagnano è uno dei borghi più suggestivi della Val Veddasca, oggi frazione di Maccagno con Pino e Veddasca, soprattutto per la vista mozzafiato del lago Maggiore, godibile praticamente da ogni angolo del paese. I prezzi immobiliari non a caso sono molto più alti rispetto agli altri borghi, e anche affittare un locale qui per le vacanze estive costerà un po’ di più rispetto agli altri borghi che ti propongo dopo. Piccolo e silenzioso, sembra quasi sospeso tra le montagne e il blu del Lago Maggiore, e non c’è auto che lo attraversi, visto che all’interno è rimasto tale e quale come in passato. Campagnano un tempo era un comune autonomo, con centinaia di abitanti e una vita comunitaria vivace. Lo spopolamento, dovuto alle difficoltà di accesso e alla mancanza di opportunità economiche, dal dopoguerra in poi, ha progressivamente ridotto la popolazione, ma non ha cancellato l’anima del borgo. Oggi Campagnano mantiene un fascino autentico, legato alla sua storia e alle sue tradizioni, che i pochi residenti fissi ci tengono a mantenere vive. Passeggiando per le sue vie strette si incontrano chiese e cappelle che raccontano la devozione popolare, prime fra tutte la Chiesa di San Martino, famosa per la grande meridiana sulla facciata, una delle più grandi d’Italia. Poi c’è la Chiesa di San Rocco, costruita come voto durante la peste del 1577, da cui si gode una vista spettacolare sul lago, e infine il Santuario della Madonna Addolorata, noto come “Moscia”, con i suoi affreschi e la sua atmosfera raccolta. Dal borgo si possono intraprendere sentieri verso luoghi naturali di grande interesse come il Passo della Forcora e il Lago Delio, ideali per escursioni estive e sport invernali. Nonostante le dimensioni ridotte, Campagnano sa ancora essere il cuore della comunità: lo dimostra la Sagra di San Rocco, che nei 3 giorni a cavallo del Ferragosto anima il borgo con buon cibo, musica e momenti di convivialità, attirando sia abitanti che villeggianti.

 

Musignano e i suoi “abitanti di legno”

Musignano è raggiungibile sia in auto sia a piedi, lungo i numerosi sentieri che attraversano i boschi regalando scorci incantevoli sul Lago Maggiore. Si trova ad un’altitudine di 740 metri e vi risiedono una trentina di persone, non di più. Passeggiando tra le vie del borgo ci si imbatte in figure silenziose e quasi fiabesche: statue intagliate da Fabio Maccario, artista locale che utilizza vecchi tronchi trasformandoli in presenze discrete, collocate agli angoli delle case, lungo il torrente, sulle panche di pietra dei cortili e in tanti altri spazi della vita contadina. Le opere di Maccario colpiscono per la loro immediatezza e semplicità: sculture che suscitano simpatia ma anche interrogativi, sospese tra il legame con gli alberi da cui nascono e il ricordo delle persone che un tempo popolavano la valle. Sembrano rappresentare un ritorno simbolico della natura a se stessa, dopo secoli di presenza umana oggi ridotta soprattutto al turismo. Questi burattini in legno, vestiti di stracci come gli antichi contadini, evocano un mondo che lentamente sta scomparendo. Qui puoi trovare altre foto e curiosità.

Cadero il borgo che non muore

Su Facebook di recente si è formato un gruppo sulla storia di Cadero e delle sue famiglie, segno che c’è più di un abitante (sono circa 70 residenti) che vuole mantenere vivo il paesino, postando vecchie foto in bianco e nero e ricordi, e organizzando sempre qualche festa in occasione delle festività. La più sentita delle feste è quella dedicata a Santa Rita, che si svolge la prima metà di agosto.
Ad animare il paese contribuisce in maniera fondamentale il Circolo Acli, di fianco alla Chiesa di San Silvestro con facciata settecentesca ricca di stucchi, sulla strada principale, che rimane aperto praticamente tutto l’anno e dove tutti possono entrare anche solo per un saluto o delle informazioni sui dintorni.
Il paese ospita anche il Micromuseo, che raccoglie memorabilia sulla leggenda del Furto della Gioconda, che sembra essere avvenuto ad opera di un caderese e di alcuni suoi amici. E poi qui ci sono altri abitanti ..dalle zampe felpate: stiamo parlando dei gatti! C’è una colonia felina, protetta dal Comune, che ospita quasi un centinaio di gatti, tutti sorvegliati dalle volontarie che non fanno mancare loro nè cibo nè cure mediche.  Nel borgo è presente una “galleria all’aperto” di mosaici creati da studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia, su idea di Claudio Gobbi e Gianpietro Pugni. I mosaici decorano muri rustici delle case.
Anche qui non mancano bei scorci sul lago, e ci sono belle passeggiate nei boschi che portano al Lago Delio e a Graglio oppure fanno tornare direttamente a Maccagno lungo una bella passeggiata costeggiando il fiume Giona che divide la Val Veddasca dalla Val Dumentina. C’è un bell’articolo su Cadero anche cliccando qui.