Luca Catalano Gonzaga

Fotografo per vocazione: per Luca Catalano Gonzaga si può affermare con certezza, basta guardare i suoi scatti per rendersene conto. In mostra a Busto Arsizio con un reportage di denuncia contro la schiavitù ancora presente in Mauritania. 

Luca Catalano Gonzaga nasce a Roma il 16 febbraio 1965. Segue gli studi classici e dopo essersi laureato in Economia e Commercio nella capitale, inizia a lavorare nel campo del marketing
e della comunicazione per diverse aziende nazionali ed internazionali. Nel 2008 diventa fotografo professionista, occupandosi principalmente di foto-giornalismo a livello internazionale, in particolare in aree fortemente periferiche o di confine. Fondatore di Witness Image, www.witnessimage.com un ente no-profit nato nel 2010 il cui scopo è quello di realizzare una serie di progetti fotografici che raccontino il diritto e l’autodeterminazione dei popoli e testimonino le grandi trasformazioni del nostro tempo. I servizi fotografici realizzati hanno ricevuto numerosi premi internazionali e le opere fotografiche sono state pubblicate dai più importanti media del mondo. In dieci anni di attività ha realizzato più di 50 reportage fotografici e visitato più di 30 paesi in tutto il mondo

A&A STUDIO LEGALE – VIA CELLINI, 22 – BUSTO ARSIZIO (VA)
10 GIUGNO-27 GIUGNO 2021

Luca Catalano Gonzaga
Haratin, la maschera della moderna schiavitù

Orari visita: 12 giugno-27 giugno, apertura al pubblico il sabato e la domenica ore 15-18,30 – consigliabile la prenotazione telefonando al n. T 346 9577685
Dal lunedì al venerdì su appuntamento telefonando al n. 0331 639176
Ingresso libero

La Mauritania è il paese che ha il più alto tasso di popolazione schiava al mondo: 140-160.000 persone su un totale di meno di 4 milioni di abitanti.
Sono dati riportati dal Global Slavery Index 2013 su uno studio condotto in 162 paesi combinando diversi indicatori, tra I quali il traffico di esseri umani dentro e fuori un paese e i matrimoni delle bambine.
Ma chi sono gli schiavi del XXI secolo? Sono adulti e bambini considerati proprietà esclusiva di un padrone il quale esercita pieno potere sulla loro vita e quella dei loro discendenti.
Che può decidere se venderli o comprarli o usarli come merce di scambio.

Schiavi si nasce e si muore; è uno status che si tramanda di generazione in generazione come per gli Haratin, la popolazione nera da secoli sottomessa alla minoranza di origine araba che oggi
detiene il potere politico ed economico della Mauritania.
Pur essendo stata abolita nel 1981, la schiavitù è diventata reato penale e gli schiavisti penalmente perseguibili solo nel 2007.
Per i pochi schiavi che hanno consapevolezza dei loro diritti è difficile ottenere giustizia.
La legge sembra essere stata concepita per scoraggiare le vittime. Lo schiavo deve denunciare il suo stato altrimenti la polizia non può procedere d’ufficio.
L’onere della prova spetta alla vittima che spesso è analfabeta e non è in grado di sporgere denuncia formale.
Né può essere aiutato a espletare le formalità burocratiche; le tante associazioni locali che si battono in difesa dei diritti umani non possono intervenire perchè la legge non lo consente. Non sorprende che da quando è entrata in vigore nessun padrone sia stato condannato per schiavitù. I ritratti fotografici in mostra sono stati realizzati 50 anni dopo che Richard Avedon ritrasse William Casby, nato schiavo nella Louisiana prima che la schiavitù venisse abolita negli Stati uniti. Si tratta degli Haratins della Mauritania, discendenti dei Mori Neri, una popolazione storicamente ridotta in schiavitù “posseduta” dai Mori Bianchi, una potente minoranza. Sebbene “Haratin” significhi letteralmente”coloro che sono stati liberati”, queste donne e uomini vivono ancora in schiavitù, generazione dopo generazione, trattati come “proprietà”: qualcosa che vale solo comprare, vendere, scambiare o distruggere.
Vivono in dei villaggi, lavorando una terra che non è la loro e non ricevono alcun salario o forma di risarcimento. Nei villaggi di Daguag, Jedida, Tejala (Distretto di Brakna), Mbeida (Distretto di Gorgol), bambini, uomini e donne Haratin, invitati dal leader del villaggio, aspettano il loro turno per farsi fotografare all’interno delle loro capanne, in modo anonimo.

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