Panperduto, la diga che non vi aspettate è al Parco del Ticino

A chi pedala spensierato e ignaro lungo la pista ciclabile del Parco del Ticino, senza nessun’altra preoccupazione se non quella di fare esercizio fisico e di respirare un po’ di aria buona dei boschi, la diga del Panperduto appare come un palazzo sospeso sull’acqua

“Sembra un quadro di De Chirico!”, così ho esclamato io tra me e me (ero da sola, dopo avere preso una bici a noleggio a Volandia) quando mi sono trovata davanti questo spettacolo, ignara di tutto (ne ho parlato qui).
Poco prima avevo già visto tanti bei panorami, a pochi chilometri dalla Malpensa, tra i riflessi dei salici nel fiume azzurro, attraversato da decine e decine di uccelli acquatici splendidamente colorati.

La Diga del Panperduto sembra un palazzo sull’acqua
Ed all’improvviso, mi si è stagliata davanti la Diga del Panperduto. Una struttura di sbarramento realizzata con un porticato ad archi a tutto sesto, ingentilita nella parte centrale e laterale dalla presenza di aperture a bugnato.
Diga o ponte? Portico o palazzo ottocentesco?
Difficile rimanere indifferenti.

Dopo qualche anno, alla Diga ci sono ritornata, perché volevo saperne di più, e così ho prenotato una visita guidata, direttamente organizzata dalla cooperativa che gestisce il ristorante e l’ostello lì nei pressi.

La diga del Panperduto sullo sfondo; in primo piano, il ristorante omonimo
Ogni domenica, la cooperativa del Panperduto organizza visite guidate per far vedere da vicino le opere idrauliche

La diga del Panperduto è un’opera di ingegneria – opera dell’Ing. Villoresi, nome che campeggia sulla costruzione – ancora oggi perfettamente funzionante, ma è anche un esempio eccellente di bella architettura. Il bello funzionale può esistere, e l’ingegnere Villoresi è riuscito a realizzarlo, malgrado ostacoli e resistenze di ogni tipo, da parte delle istituzioni e soprattutto da parte dei contadini, che non credevano possibile una trasformazione del territorio così radicale.

Uno dei tanti canali del Parco del Ticino

L’idea dell’ingegnere era questa: sfruttare l’acqua del Lago Maggiore e incanarla nelle terre aride a nord di Milano, fino ad arrivare ai Navigli. Se in passato, fin dal Medioevo, si stava sfruttando l’alveo del fiume Ticino per far passare le merci più pesanti e ingombranti, perché non rendere disponibile quella stessa acqua anche per irrigare i campi? Sembrava un sogno, eppure a distanza di qualche decennio, quel sogno fu effettivamente realizzato.

Canale Villoresi

Lui non fece in tempo a vedere la sua opera finita, però, perché morì nel 1879, ma fu il figlio a portare avanti le volontà paterne, e dunque  la diga riuscì a essere inaugurata nel 1884. Pochi anni dopo, nel 1899, si costruì anche una diga per sfruttare l’energia idraulica e produrre corrente elettrica, poco più a monte, la Diga del Miorina, che si vede da Golasecca.

Diga del Miorina

Quel posto era stato battezzato con un nome che era tutto un programma… “Panperduto”! i locali lo avevano chiamato così (anzi, il nome esatto era “panperduuu”, in dialetto lombardo) perché, il selvaggio corso delle acque, ne rendeva difficile l’attraversamento, e tante barche e chiatte si erano rovesciate, perdendo appunto soldi e tempo. Il colorito dialetto lombardo aveva soprannominato le rapide «le rabbie» e identificato i passaggi più ostici con nomignoli significativi come «il legurat», «La miurina», «al pè d’asin».
I calcoli dell’ingegnere seppero trasformare quello che era un posto ribelle in una piccola miniera d’oro: l’acqua, addomesticata attraverso canali, pale, sbarramenti, da quel momento in poi sarebbe diventata una risorsa importantissima, sia per gli agricoltori che per i piccoli imprenditori locali, che in quelle zone stavano costruendo le prime fabbriche.

Un paesaggio che “sembra” naturale, risultato di secoli di lavori e progetti: il Parco del Ticino è anche questo

Leggiamo la storia da questo pannello, fotografato sul posto:

Pannello didattico presente sul posto

Nella seconda metà del XIX secolo furono discussi diversi progetti per irrigare le terre del Nord Milano utilizzando le risorse idriche dei laghi prealpini. Tra i progetti sviluppati prevalse alla fine quello degli ingegneri Villoresi e Meraviglia.
Il decreto di concessione per i “Canali dell’Alta Lombardia” fu emanato dal Ministero delle Finanze il 30 gennaio 1868 e prevedeva due canali irrigui ma anche navigabili (continuando la tradizione dei Navigli) dal Lago Maggiore e dal Lago di Lugano sino a Parabiago e poi da qui sempre a Nord di Milano sino a Cassano d’Adda.
La realizzazione fu finanziata ricorrendo a fondi privati provenienti dai benefici generati dall’irrigazione di tutte le aree, prima aride. Il progetto del Villoresi incontrò anche incomprensioni e ostilità da parte di alcuni dei proprietari terrieri che dovevano investire in una sistemazione rurale, vista come piena di incognite. Il cognato, Meraviglia, rinunciò ritenendo i problemi superiori ai benefici. Alla fine però, come si può vedere in questo luogo, la meta perseguita dal Villoresi fu raggiunta, ma solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1879.
Gli eredi del Villoresi cedettero la concessione alla “Società italiana per le condotte d’acqua”, una società costituitasi a Roma nell’aprile del 1880, il cui scopo era quello di fornire acqua per usi civici, industriali e agricoli.
Tale società iniziò subito i lavori e le Dighe del Panperduto, a Somma Lombardo, furono inaugurate il 2 aprile 1884. Per portare a compimento l’opera ci vollero ancora alcuni anni: nel 1886 fu aperto il primo tronco di canale, realizzato sino al torrente Bozzente in Lainate.
Il tratto successivo, sino a Cassano d’Adda, fu completato nel 1891. Il progetto del Canale dal Lago di Lugano a Parabiago fu invece abbandonato. Tra il 1897 e il 1899 fu poi costruito, a fianco del Canale Villoresi, il Canale industriale (chiamato anche Canale Vittorio Emanuele III) che intercettò, tra le altre, le acque del Naviglio Grande, modificandone il percorso, per servire la centrare idroelettrica della Società Vizzola Ticino (inaugurata nel 1901). La regolazione del Lago Maggiore, sempre ideata dall’ing. Eugenio Villoresi, fu completata nella sua parte essenziale durante la seconda guerra mondiale costruendo la diga della Miorina, che si trova 8 km più a monte. Oggi il canale è divenuto una parte irrinunciabile del paesaggio del Nord Milano e, pur mantenendo ancora un’importanza irrigua fondamentale, sta assumendo via via un valore sempre maggiore per la qualità dell’ambiente naturale nelle zone fortemente urbanizzate che attraversa.

I giorni nostri ci portano agli interventi del consorzio Est Ticino Villoresi, iniziati nel 2011 e conclusi nel 2015 in concomitanza con Expo, orientati soprattutto alla valorizzazione turistica delle strutture, con la messa in sicurezza della struttura muraria, il rilancio della navigazione, la sistemazione del canale di accesso, la trasformazione dell’ex casello di guardiania idraulica in ostello, la realizzazione del museo delle acque italo-svizzere, e poi un parco giochi insolito, con i “Giochi d’acqua” che mostrano tutte le potenzialità dell’acqua con esempi pratici e divertenti.
La presenza di una scala di risalita dei pesci mostra anche come si sia risolto un problema ambientale di non facile risoluzione.
La scaletta di risalita per i pesci
Il Museo delle Acque Italo Svizzere
Il Parco con i giochi d’acqua, per bambini e curiosi in generale

Per la particolarità dell’area, la visita è possibile solo con l’accompagnamento di una guida specializzata, che racconta tutta l’affascinante storia di questo importante snodo idraulico.

L’itinerario di visita dura circa un’ ora e mezza e si sviluppa entro un percorso facile ma con qualche dislivello e scalinata che rende difficile la percorrenza a passeggini e carrozzelle.
Consigliati abbigliamento e scarpe adatte, con suola antisdrucciolo (ci si può bagnare e il fondo può essere scivoloso). Sono ammessi alla visita anche i cani purché al guinzaglio.

Qui trovate il calendario con le date disponibili per prenotare anche voi e far vedere qualcosa di bello e utile ai vostri ragazzi!