Perché i nostri vestiti inquinano l’ambiente

Anche la moda gioca un ruolo decisivo nella lotta contro il cambiamento climatico. Vediamo perché e come possiamo intervenire noi, scegliendo di fare acquisti consapevoli e selezionati.

L’industria della moda, intendendo l’industria che produce i vestiti che tutti noi indossiamo, contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra.

Sono sempre di più le imprese, anche in Italia, che ritengono decisivo passare a modelli di business più sostenibili, in grado di combattere il cambiamento climatico e di mettere in piedi un sistema economico meno consumistico.

Ogni vestito, per essere prodotto, attraversa diverse fasi, ognuna delle quali è ad alta intensità energetica.

Facciamo l’esempio di una banale t-shirt in cotone: per produrla, c’è bisogno della materia prima, che va raccolta e convertita in fibra. La fibra deve diventare tessuto. Il tessuto va tinto, stampato e tagliato. Dopo passa alla cucitura e al confezionamento. Solo a questo punto il prodotto è pronto per essere imballato, distribuito e venduto. Il lavoro che sta dietro a una maglietta è tanto, e richiede di pagare una o più persone addette a ogni singola operazione.
Il prodotto non richiede solo tanto lavoro, ma anche tanta energia. Serve energia per ogni processo industriale, ed è stato calcolato che l’industria tessile consuma più energia del settore dell’aviazione e del trasporto marittimo messi insieme.

Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero tornare ad una media delle temperature precedenti alla rivoluzione industriale (- 1,,5 ° C), è necessario uno sforzo da parte di tutti, e l’industria fashion non può sottrarsi.

La sostenibilità nella moda non è un argomento “di moda”, bensì un cambiamento radicale nel modello economico di una tra le più grandi industrie. Un cambiamento che coinvolge il settore chimico, il tessile, il mondo delle tecnologie e della logistica, l’industria degli accessori, la distribuzione, il terziario e molti altri ancora. Proprio in questo scenario, la filiera tessile italiana è in grado di dimostrare che si può ridurre l’impatto ambientale delle produzioni senza rinunciare alla qualità, realizzando prodotti con gusto estetico e performanti al contempo.

Per incoraggiare  gli stilisti e le aziende internazionali che promuovono la sostenibilità, UN Climate Change, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente italiano e altri partner, sostiene regolarmente una sfilata di moda alternativa chiamata “Green Fashion Week“, che si dovrebbe svolgere ad Andermatt nel 2022.

PERCHÈ I NOSTRI VESTITI INQUINANO L’AMBIENTE
PRODUZIONE DI GAS SERRA
Oltre alla catena di fornitura e ai processi di produzione ad alta emissione di carbonio, l’industria della moda consuma una grande quantità di altre risorse preziose.
CONSUMO DI ACQUA
Per realizzare un solo paio di jeans in denim, sono necessari 10.000 litri di acqua (solo per la crescita del quantitativo di cotone che serve per la realizzazione della stoffa).
Per avere un’idea di paragone, pensiamo che una persona riesce a bere 10 mila litri d’acqua solo in 10 anni!
USO DI INQUINANTI
Complessivamente, l’industria della moda produce circa il 20% delle acque reflue globali.
Le coltivazioni di cotone utilizzano un quarto dei pesticidi prodotti nel mondo.

PRODUZIONE DI INQUINANTI (MICROPLASTICHE)
Il 72% dell’abbigliamento è composto da fibre sintetiche, come poliestere e nylon, la cui produzione  genera ossido di azoto, uno dei gas serra più dannoso. Il continuo lavaggio di vestiti in fibre sintetiche immette nelle acque reflue innumerevoli micro-plastiche, a tal punto che esse cominciano a essere presenti addirittura nella catena alimentare.

SPRECO
Inoltre, l’85% dei tessuti finisce nelle discariche o viene incenerito quando la maggior parte di questi materiali potrebbe essere riutilizzata.

Per invertire la tendenza in atto, sono presenti diverse iniziative, tra cui una campagna di sensibilizzazione delle Nazioni Unite, chiamata Carbon Neutral Now (CNN), che garantisce  la
compensazione dei gas ad effetto serra generati per la realizzazione degli eventi, mediante il finanziamento di progetti di riforestazione. Molte imprese si sono già mosse adottando dei modelli di produzione circolare, ad esempio H&M e Levi, Strauss & Co  si impegnano a  a utilizzare nei loro processi fonti di energia rinnovabile.

Non si può parlare di lusso se non si rispetta l’ambiente.