Roberto Venegoni

Roberto Venegoni e la sua poetica dei luoghi abbandonati: ecco chi è il fotografo legnanese che espone a Olgiate Olona per il Photo Festival Europeo 2021. 

 

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Roberto Venegoni nasce a Legnano nel 1971. Inizia a fotografare con una Olympus OM1 intorno ai 12 anni grazie al padre Giancarlo, appassionato di fotografia, dal quale impara anche le tecniche della camera oscura. Cresciuto in un territorio dove il panorama è costituito da ciminiere e da fabbriche, nel momento in cui comincia a sviluppare progetti fotografici gli viene naturale documentare le fabbriche abbandonate e il paesaggio industriale che le circonda, residui di un mondo in trasformazione che vede via via scomparire i luoghi produttivi. Il recupero della memoria attraverso la fotografia diventa per l’autore, nel corso degli anni, l’occasione per esplorare il territorio e le proprie radici. Il suo archivio di luoghi abbandonati comprende oggi più di centocinquanta siti tra ville, fabbriche, ospedali psichiatrici, colonie. Da qualche anno ha allargato i propri interessi alla fotografia di paesaggio, alla fotografia d’architettura e alla fotografia di documentazione degli spazi urbani. Nella sua visione, sempre alla ricerca di geometrie e di linee, tutto merita di essere fotografato, luoghi affascinanti e luoghi assolutamente anonimi sono una costante nella sua ricerca dell’essenziale. Nelle sue fotografie tende ad escludere la figura umana per cercarne la presenza nei luoghi e nei suoi manufatti. I progetti di Venegoni hanno un inizio ma, solitamente, non hanno una fine, seguono e assecondano infatti in maniera quasi ossessiva la
trasformazione del paesaggio nel corso degli anni. Ha esposto per la prima volta nel 2009 in una collettiva sull’archeologia industriale a Solbiate Olona. Da allora ha collaborato con l’AFI a vari progetti nei comuni di Castellanza, Nerviano, Milano, Legnano e in Francia, esponendo durante il Festival Phot’Aix a Grenoble nell’ambito di Grenoble Vit L’Europe e ad Arles Voies off 2018. Ha partecipato alla pubblicazione di tre libri collettivi della collana d’autore AFI. Da qualche anno collabora costantemente con l’Archivio Fotografico Italiano.

 

CITTA’ DI OLGIATE OLONA – VA
CHIESA DEI SANTI INNOCENTI – VIA LUIGIA GREPPI, 4/PIAZZETTA DEI PATRIOTI,18 – OLGIATE OLONA – VA
12-27 GIUGNO 2021
Orari visita: sabato e domenica: 15/19
Consigliabile la prenotazione ai seguenti recapiti:
T 347 5902640 / afi.fotoarchivio@gmail.com
Ingresso libero
Roberto Venegoni
Ex Fabbrica

Chiedersi cosa c’è al di la del muro, oltre le pareti scrostate, le cancellate ormai ruggini e decidere di entrare, di esplorare una parte di città ferma da anni, una parte di città una volta popolata di gente indaffarata e laboriosa, ora abbandonata a sé stessa, in attesa di un improbabile riuso o di un più probabile abbattimento per far posto, magari, a dei palazzi o a delle villette a schiera.
Questi luoghi si trovano in ogni centro città e in ogni periferia, sono quei luoghi che ogni giorno sfioriamo andando a lavorare o a fare la spesa, sono quei luoghi che ormai fanno parte del panorama e che per questo raramente degniamo ancora di un semplice sguardo.
Sono le nostre fabbriche abbandonate, edifici una volta brulicanti di vita e di storie, ormai affidate solo al ricordo di chi quei luoghi e quelle storie le ha vissute.
Eppure, se ti fermi un attimo ad osservare, se ti prende la curiosità di sapere e decidi di varcare la soglia che divide questi edifici dal mondo, ti rendi subito conto che di storie da raccontare questi luoghi ne hanno ancora molte. Storie che per anni hanno caratterizzato la storia industriale, delle persone e inevitabilmente di intere porzioni di territorio.
Storie scritte sui muri, storie diverse di capannone in capannone, storie raccontate dagli oggetti abbandonati. Storie di vita, storie di lotta e spesso storie di dolore.
Entrare, magari saltando un muro e ritrovarsi isolati dal mondo, testimoni tardivi di luoghi e vite altrui che potrebbero benissimo essere le storie di tutti noi, storie collettive del nostro passato.
Vivere per qualche ora lasciandosi alle spalle tutto, concentrandosi nella difficile opera di recuperare, attraverso le immagini, quello che le nostre vecchie fabbriche ancora sono in grado di raccontarci.
Stanze, capannoni, corridoi rimasti esattamente come l’ultimo giorno prima di essere abbandonati.
Orologi fermi a testimoniare l’ultimo secondo.
La differenza, ovviamente, la fa il passare del tempo, che inesorabile scrosta i muri, fa marcire il legno, inumidisce le pareti, sfonda i tetti, riempie tutto di polvere e cambia i colori. E rende terribilmente affascinante attraversare la soglia che divide questi luoghi dal mondo.
L’ autore qui presenta una serie di fotografie di industrie e cotonifici strettamente legati al territorio e alla sua storia.

 

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