Santa Maria del Monte a Varese, luogo di pace e spiritualità

Santa Maria del Monte è un piccolo borgo varesino di antica fondazione: i primi documenti risalgono al 922, ma sicuramente è di origine precedente se si dà fondamento alla leggenda secondo la quale venne fondato da S. Ambrogio in persona.

Il piccolo borgo è posto proprio in cima al Sacro Monte di Varese, e si sviluppa intorno al Santuario di Santa Maria del Monte.
La chiesa  costituisce la tappa finale del percorso mariano delle 14 cappelle (i 14 Misteri del Rosario) della Via Sacra.
Monumenti e luoghi d’interesse di Santa Maria del Monte:

In epoca fascista il borgo venne accorpato con la città di Varese, ma in precedenza aveva lottato parecchio per conservare la propria autonomia, per quanto numericamente abbia sempre registrato non più di 500 abitanti.
Secondo la tradizione, il santuario fu voluto da S. Ambrogio, in devozione alla Vergine, dopo la vittoria sugli ariani. I romani  già avevano costruito una torre da cui poter controllare tutta la zona circostante, soprattutto da nord, torre che poi era stata inglobata in un monastero.
La chiesa attuale è di impronta barocca ma ha anch’essa origine più antiche; nel corso dei restauri del 2015 è stata scoperta e restaurata una cripta che rivela l’esistenza di una chiesa più antica di origini paleocristiane. La ristrutturazione responsabile della pianta attuale si deve alle volontà di Giangaleazzo Sforza, nel 1472, ma l’impianto di affreschi è più recente, del Seicento, ed è sempre in questa epoca che si provvide ad allungare la navata centrale e all’abbattimento del nartece romanico.

il Santuario è la tappa finale del percorso sacro delle 14 cappelle dedicate ai Misteri dei Rosario

 

Anche l’imponente altare maggiore, sul quale è posta la venerata statua lignea della Madonna col Bambino, d’intaglio trecentesco, fu realizzato dopo la metà del Seicento.
L’ingresso avviene da tale lato con la Porta Sforzesca cinquecentesca. La navata è dello stesso periodo.
Una porta a destra immette nell’Oratorio delle Beate, dove si conservano i corpi delle beate Caterina da Pallanza (fondatrice del convento) e Giuliana da Verghera.

Tutto il borgo si sviluppò a partire dal Santuario, sia dal punto di vista strutturale (di fatto, le mura di abitazioni civili sono collegate agli edifici religiosi, senza soluzione di continuità, sia dal punto di vista funzionale, dal momento che era proprio l’attività del Santuario a dare lavoro a pressoché tutti gli abitanti. Il santuario era meta di pellegrinaggi da ogni parte d’Europa, era tappa obbligatoria per arrivare alla Santa Sede passando per le Alpi.

La parte più significativa e pittoresca (durante il periodo natalizio, l’allestimento di un presepe la rende ancora più suggestiva) è costituita dal cunicolo che dall’ultimo tratto della via delle cappelle, poco sotto il campanile, percorre sotterraneo la casa parrocchiale e altri locali accessori del santuario, sbucando nella Piazzetta Monastero su cui si affacciano il monastero, il santuario e il Museo Baroffio e del Santuario.

In questo cunicolo/corridoio, ancora oggi usato per attraversare l’abitato di Santa Maria del Monte, sono state ricavate alcune finestre, di varie forme e grandezze, che si aprono a cannocchiale verso la valle, regalando bei panorami sul Lago di Varese e sui boschi circostanti.
Sul piazzale del Santuario campeggia l’imponente scultura di Papa Paolo VI (1897-1978), realizzata da Floriano Bodini (gli schizzi e i bozzetti preparatori sono visibili al vicino Museo Bodini di Gemonio). Il Papa Giovanni Battista Montini era molto legato al Sacro Monte di Varese e nel 2018 è stato proclamato Santo da Papa Francesco.

IL MONASTERO DEL SACRO MONTE
Non tutti sanno che, accanto al Santuario, c’è il Monastero delle Romite Ambrosiane, fondato dalle Beate Caterina da Pallanza e Giuliana Puricelli, la prima di nobile famiglia, la seconda invece di umili origine. L’inaugurazione avvenne nel 1474, e le attività delle monache proseguirono fino a quando Napoleone, nel 1798, decretò la soppressione di tutti gli ordini monastici e la confisca dei beni. Le monache proseguirono nella loro attività come laiche fino al 1822, fino a quando venne loro restituita l’autorizzazione alla vita monastica, con il patto di aprire una scuola e un collegio femminile.
Oggi, le Romite si dedicano allo studio, alla preghiera e all’accoglienza di chi frequenta il Centro di Spiritualità.