L’umanesimo di Pierpaolo Piccioli nella rivisitazione dei codici Valentino

Pierpaolo Piccioli è l’attuale direttore creativo di Valentino, dal 2016 (come abbiamo raccontato in questa piccola guida). Dopo l’addio di Maria Grazia Chiuri, chiamata da Dior a dirigere la maison a Parigi, è rimasto lui a capo della Maison italiana, con il grande compito di traghettare i codici Valentino nella contemporaneità.
Ma chi è Pierpaolo Piccioli, e come si pone nei confronti del suo lavoro? Scopriamolo passando in rassegna le sue principali innovazioni nel campo della moda.


Piccioli ha sempre confessato che, se non avesse fatto il designer, sarebbe diventato un regista.

Analogamente al cinema, la moda è un racconto visivo. La potenza delle immagini è la stessa. In più, conoscendolo meglio attraverso il suo profilo Instagram, è molto forte il suo senso di appartenenza a una comunità. Prima di tutto la famiglia, ma anche il team di lavoro. Come regista, avrebbe lavorato bene e con passione con gli attori e i cameraman: come designer, riesce a fare lo stesso con le sarte e con le modelle che lavorano al suo fianco, che traspongono nella realtà le sue idee.
Piccioli nasce a Nettuno nel 1968, e frequenta e si diploma all‘Istituto di Design di Roma. È molto giovane quando riesce a introdursi, nel 1990, nell’atelier Fendi, dove conosce Maria Grazia Chiuri, e con lei inizia a lavorare sugli accessori. La collaborazione è proficua, e si traduce nel successo mondiale della Baguette, una piccola borsa a mano che diventa iconica e che rappresenta per Fendi un punto di svolta per la sua attività, fino a quel momento ancorata al settore delle pellicce.

Dirà Piccioli di quegli anni che “Lavorare a stretto contatto con gli artigiani e le eccellenze italiane è stato fondamentale. Mi ha permesso di conoscere le regole per poi infrangerle e riscriverle. Il savoir-faire è la base del mestiere di un designer. È il terreno da cui parte ogni processo creativo.”
Nel 2000 Piccioli e Chiuri vengono entrambi chiamati da Valentino per realizzare un incarico importante: sviluppare un’intera nuova linea di accessori, che prende il nome di “Valentino Garavani”. Il compito è di quelli importanti, anche perché devono interfacciarsi direttamente con lo stilista, e conciliare riconoscibilità, eleganza e contemporaneità.
Anche da questa sfida ne escono vincitori, se è vero che dalle loro 4 mani nasce l’intera linea di Rock Stud che da lì a pochi anni sarebbe diventata iconica. L’idea vincente? quella di mettere le borchie sulle borse e sulle pump  o le slingback classiche, ma si tratta di borchie elegantissime, come i bugnati che si vedono sui palazzi cinquecenteschi, che riescono a esprimere grinta e classicità nello stesso tempo. Ecco che anche l’accessorio più classico, diventato un po’ “plain” con gli anni, riacquista una spinta punk  allusivamente sexy in puro codice Valentino.

Sicuramente, è anche grazie a questo merito, che nel 2008 ricevono il prestigioso incarico di Direttori Creativi di Valentino, dopo il congedo dell’Imperatore e un anno di direzione da parte di Alessandra Facchinetti (esatto, figlia di Roby Facchinetti dei Pooh!).
La collaborazione tra i due procede fino al 2016, anno in cui la Chiuri decide di accettare il prestigioso incarico proposto da Dior.

E Piccioli rimane, da solo, a detenere lo scettro del potere, sempre con quel piglio informale “da eterno ragazzino scapigliato” che con il giusto senso dell’avventura si prepara a conquistare nuovi territori inesplorati, nuove dimensioni del vestire.

“Sono interessato all’idea di umanesimo che alimenta la creatività. La compagine umana che forma questa Maison è per me il miglior team possibile. Qui ho capito che non esiste innovazione senza una conoscenza profonda della tradizione. Allo stesso tempo, so che il senso di limite che scaturisce da questa consapevolezza ti regala la libertà di pensare a come superarlo. Questo, in sintesi, sarà il nuovo corso di Valentino: un racconto umano, personale e insieme corale, di una storia ancora da scrivere.”

E quella storia autenticamente corale, Piccioli la sta scrivendo, con i colori e i tessuti degli abiti in passerella e nelle boutique, e con le parole delle sue considerazioni su Instagram. Quasi ogni suo post è un omaggio a una persona che lavora o che ha lavorato con lui.
Più volte, nelle interviste, ha confessato questo suo desiderio di far “vivere” i suoi vestiti attraverso la persona che li indossa, o che li cuce, ed in effetti con le sue parole ed i suoi scatti, per quanto in uno spazio assolutamente personale e informale come l’account personale di Instagram, lo sta facendo.

Piccioli una volta ha detto: “Lo straordinario sta in tutte le persone. Io non cerco lo straordinario storico, mi piacciono gli umani, la bellezza è fatta dall’umanità. Lo so che può sembrare scontato ma non lo è far indossare l’abito di Marisa Berenson a una ragazza di colore con gli anfibi. È già un cambiamento grosso. Voglio che Valentino si riempia di vita. In questo momento la bellezza è fatta di umanità non di perfezione estetica. Prima le persone che vestivano Valentino erano quelle che avevano un certo tipo di vita, ora condividono invece dei valori. Non è una bellezza fisica, ma di umanità, di persone diverse. Voglio dare valore al fatto che siamo diversi, senza aggiungere parole al mio lavoro.”.

Spesso e volentieri – ed in questo è davvero un’eccezione nel settore fashion – con il suo smartphone documenta il “dietro le quinte” delle sfilate, con le sue sarte indaffarate a fare gli aggiustamenti dell’ultimo minuto sulle modelle, per far capire il lavoro di squadra che c’è dietro a ogni capo. Come per dire, che non c’è merito per nessuno, se non c’è condivisione dei risultati raggiunti.
L’umanesimo di Piccioli si traduce in poesia, in un ringraziamento evocativo per ognuna delle persone, famose e non, modelle, attori, cantanti – che decide di vestire Valentino e di associare la propria immagine all’iconica V.

Piepaolo Piccioli: “Il look che ho scelto per Blanco rimanda alla sua spontaneità, al suo bisogno di essere libero nell’esprimersi”

Sul suo profilo personale, Piccioli spiega i motivi per cui ha scelto di vestire Blanco con una cappa di mantello nero, per poi scegliere il total white per la serata finale del Festival.

Un talento vibrante, frizzante, imponente. Blanco ha tutto. A Blanco piace esibirsi mostrando l’underwear, lo indossa spontaneamente e in qualche modo candidamente. Ho voluto tradurre il suo gesto deliberato nel suo look per Sanremo, utilizzando la trasparenza del pizzo, un mantello che a un certo punto potrebbe essere buttato via, il tutto pensato come un’estensione della sua performance in cui il suo corpo poteva ancora essere come nudo, come ha bisogno che sia, lasciandogli la stessa libertà di movimento e la stessa attitudine a cui è abituato. Quello che mi colpisce di più è quanto sia potente la sua presenza, e come possa essere vulnerabile e potente allo stesso tempo. Congratulazioni Blanco e Mahamood per una prestazione eccezionale e per una meritata vittoria. La musica italiana spacca.

 

 

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Piccioli: “Elisa è un’artista capace di cantare con tutto il corpo, la musica sembra uscire dalla sua pelle”

Ogni artista che decide di salire sul palco di Sanremo sa che il pubblico,  la gente, lo giudicherà. È una fase molto difficile, spesso implacabile. Elisa ha deciso di tornare su quel palco dopo vent’anni e ha deciso di farmi l’onore di coinvolgere me e il mio team, nel suo progetto e in questo momento, mentre scrivo, mi rendo conto di quanto sono felice, fortunato ed emozionato. Elisa è un’artista capace di cantare con tutto il suo corpo, di trasmettere emozioni attraverso la poesia di un gesto, legandolo alla musica che sembra uscire dalla sua pelle. Abbiamo scelto il bianco per molte ragioni, il bianco è luce, il bianco riflette tutti i colori, il bianco è una tela, il bianco è l’inizio e ogni inizio ha in sé una parte di passato che si trasformerà in futuro. Il bianco è “qui e ora”.
Tutti quelli che mi conoscono sanno quanto io amo Sanremo da sempre, quindi grazie Elisa per avermi coinvolto in questo progetto, grazie per aver condiviso con me il tuo percorso, sono così orgoglioso.
Grazie amica

 

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Piccioli ha parole gentili anche nei confronti di tutti i suoi collaboratori e collaboratrici, e non dimentica mai di ringraziarli e di valorizzare il loro lavoro.