Vaccino Astra Zeneca: tutto quello che è utile sapere (senza allarmismi)

Vaccino Astra Zeneca, cosa è importante sapere, letto sulla fonte ufficiale, ovvero il sito internet dell’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco

Il vaccino COVID-19 AstraZeneca è un vaccino per la prevenzione della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) nelle persone di età pari o superiore a 18 anni. Attualmente se ne consiglia la somministrazione a soggetti fino a 55 anni di età, mentre  soggetti più anziani vengono vaccinati con il vaccino a RNA messaggero (Pfizer e Moderna). Il vaccino è costituito da un virus modificato per contenere il gene per la produzione di una proteina di SARS-CoV-2 che stimola le risposte immunitarie dell’organismo.

 

L’AIFA insiste con il concetto che COVID-19 è causato dal virus SARS-CoV-2, mentre il vaccino COVID-19 AstraZeneca è costituito da un altro virus (della famiglia degli adenovirus) dunque  non contiene il virus SARS-COV-2 e non può causare COVID-19.

Teniamo presente che circa 20 milioni di persone nel Regno Unito e nello Spazio Economico Europeo (EEA) hanno ricevuto il vaccino al 16 marzo 2021 e l’EMA ha riscontrato solo 7 casi di trombi in più nei vasi sanguigni (coagulazione intravascolare disseminata, CID) e 18 casi di CVST ((trombosi cerebrale dei seni venosi) , soprattutto in pazienti di sesso femminile di età inferiore ai 55 anni. Un nesso causale con il vaccino non è dimostrato, ma esso è possibile e merita ulteriori analisi.

Il numero di eventi segnalati supera quelli attesi ed il nesso di causalità, sebbene non confermato, non può nemmeno essere escluso. Tuttavia, data la rarità degli eventi e la difficoltà di stabilirne l’incidenza di base, poiché la stessa malattia da COVID19 sta portando a ricoveri con complicanze tromboemboliche, la forza di qualsiasi associazione causale è incerta.

Fonte: articolo AIFA del 18 marzo 2021

Comunicato stampa del 30 gennaio 2021 AIFA

AIFA autorizza il vaccino AstraZeneca per la prevenzione della malattia COVID-19 nei soggetti al di sopra dei 18 anni, come da indicazione EMA.
“L’arrivo di un terzo vaccino rappresenta un importante contributo alla campagna vaccinale in corso”, commenta il DG di AIFA Nicola Magrini e “AIFA ha fornito indicazioni per ottimizzare l’utilizzo
dei vaccini esistenti sfruttandone al meglio le diverse caratteristiche”.
La Commissione tecnico-scientifica (CTS) dell’Agenzia, riunitasi oggi, 30 gennaio 2021, ha confermato la valutazione dell’EMA sull’efficacia (59,5% nella riduzione delle infezioni sintomatiche
da COVID-19) e sul rapporto beneficio/rischio favorevole del vaccino. Abbiamo quindi una valida opzione aggiuntiva nel contrasto della pandemia, anche in considerazione della maggiore
maneggevolezza d’uso di questo vaccino.
Si tratta di uno strumento che rafforza la campagna vaccinale in Italia e, seppure i dati a disposizione indichino una efficacia inferiore a quella degli altri due vaccini disponibili, la comparazione tra i tre
vaccini è difficile, tenuto conto delle diversità delle popolazioni studiate e della necessità di completare gli studi.
In particolare, i dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti sopra i 55 anni, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia
si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata.
Nel tentativo di contestualizzare le migliori condizioni di utilizzo di questo vaccino rispetto agli altri vaccini disponibili (BioNTech/Pfizer e Moderna) e sottolineando che una valutazione conclusiva
potrà avvenire solo al termine degli studi clinici in corso, la CTS ha suggerito:
1. Un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero nei soggetti più anziani e/o più fragili. Per la definizione di specifiche categorie di rischio si rimanda a quanto previsto dal piano
strategico per la vaccinazione anti SARS-CoV2/COVID-19 del Ministero della Salute.
2. Un utilizzo preferenziale del vaccino AstraZeneca, in attesa di acquisire ulteriori dati, in soggetti tra i 18 e i 55 anni, per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide.
La Commissione si è riservata infine di fornire indicazioni puntuali su aspetti più specifici, quali l’intervallo tra la somministrazione delle due dosi, a seguito di ulteriori approfondimenti.
“Abbiamo una ulteriore arma contro la pandemia – osserva in conclusione il Presidente Giorgio Palù – Altre presto se ne aggiungeranno. È auspicabile un approccio integrato tra vaccini e terapie anti COVID-19 attualmente in uso e in sperimentazione”

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